DIAMO VOCE

Filippo Fasano ANPI “Vittorio Arrigoni” Aprilia

A tutti quelli che: “Ci vuole prima un programma”

A tutti quelli che: “Ci vuole prima un programma”.

“Ma quale laboratorio di alchimia sarebbe necessario per distillare, trasmutare, soppesare, coagulare, fondere, saldare le varie sensibilità. Andiamo al sodo Signori! Compilare un programma elettorale che abbia una decenza e che nello stesso tempo soddisfi una pluralità di partiti è un lavoro pressochè impossibile e che può provocare facilmente disgusto in chi da decenni è costretto a subire promesse non mantenute (perché abbiamo se no oltre la metà degli italiani che rinuncia a votare?). Quando c’era il sistema elettorale proporzionale (fino al 1993), i partiti avevano un bagaglio culturale ed ideologico che li caratterizzava nella pratica politica e financo nel simbolo; il cittadino sapeva che il proprio voto era ben deposto nell’urna; i programmi si facevano e si proponevano al Parlamento nel momento dell’insediamento del nuovo Governo, subito dopo le elezioni. Con il maggioritario i vari partiti sono costretti a “trovare la quadra” su problemi complessi, sottacendo le differenze, limando le asperità con conseguenze disastrose sulla base elettorale prima, sull’operatività del Governo poi. Ma si invoca il “Programma”.

Ci vuole: “Non un testo che mette insieme, sommandoli, singoli provvedimenti, scrive il sociologo Carlo Trigilia, ma la presentazione semplice e chiara di una strategia di lungo termine nella quale inquadrare le diverse proposte”. Questo si può fare, anzi si deve fare!

Noi quel testo, semplice e chiaro, ce l’abbiamo presente tutte le volte che avvertiamo, anche a nostro danno, vuoti, carenze e contraddizioni nei nostri sistemi di convivenza: dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla differenza di genere, persino il clima che ci soffoca in questi mesi d’inferno. Vogliamo consultare questo “libricino delle regole fondamentali” che si chiama Costituzione e che ci governa da quasi 80 anni? Si legge negli artt.33 e 34 che l’insegnamento è libero e che per almeno otto anni è obbligatorio e gratuito; nell’art. 33 si legge che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”; e poi ancora troviamo nell’ art.36: “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, e nel successivo: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”. E l’ambiente? Dal febbraio 2022 anche la tutela dell’ambiente è prescritta, con l’integrazione negli artt. 9 e 41, sia come patrimonio assoluto da proteggere sia anche come impegno della iniziativa economica privata, che è libera, a tutelare la collettività e la salute nei suoi processi produttivi. La domanda: Come finanziamo questo stato sociale? “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività” (art. 53). “Sono tenuti” è un obbligo. Il contrario è evasione (100-110 miliardi all’anno). L’Italia è al primo posto nella classifica Europea. C’è tutto? No. C’è anche questo: “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista..” (XII disposizione transitoria e finale). Lo mettiamo, anche questo, nel programma?

Filippo Fasano

ANPI “Vittorio Arrigoni” Aprilia

 

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