DIAMO VOCE

la pubblica è al 6,2% del Pil contro una media del 7,1%

Spesa sanitaria. Gimbe: Italia sempre più lontana dall’Europa

Alessandro Tempesta Presidente SIPOD APS & Segretario direttivo FederDiabete Lazio.

Condivido una mia sintesi e riflessione a partire da un allarmante articolo pubblicato ieri, 2 SETTEMBRE 2026, su Quotidiano Sanità, basato sull’ultimo report della Fondazione GIMBE relativo alla spesa sanitaria.

Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite italiana è di 1.013 dollari inferiore alla media dei Paesi europei OCSE: siamo 15esimi su 27 e ultimi nel G7. Cartabellotta (Gimbe): “Basta con il solito copione pre-Manovra: servono risorse adeguate e riforme strutturali. Il definanziamento mina salute, equità sociale e sviluppo economico”.

I dati e le analisi del rapporto tracciano un quadro fortemente critico per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) basato sui seguenti punti chiave:

Il divario economico con l’Europa: L’Italia destina alla sanità pubblica solo il 6,2% del PIL, contro una media europea e OCSE del 7,1%. Questo scarto genera un ammanco complessivo calcolato in circa 36 miliardi di euro rispetto agli standard europei.

Fanalino di coda nel G7: Con una spesa sanitaria pubblica pro-capite di 3.952 dollari, l’Italia si posiziona al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e all’ultimo posto in assoluto tra le potenze del G7 (con meno della metà della spesa tedesca).

Un declino trasversale e prolungato: Fino al 2011 la spesa italiana era allineata a quella europea. Da allora, il divario si è allargato costantemente a causa di tagli progressivi attuati da tutti i governi che si sono succeduti, aggravandosi ulteriormente negli anni successivi alla pandemia.

L’impatto diretto sulla vita dei cittadini: La mancanza di fondi si traduce in liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso saturi e grave carenza di personale medico. Come conseguenza diretta, nel 2024 quasi 5,8 milioni di italiani (circa uno su dieci) hanno dovuto rinunciare alle cure o indebitarsi per rivolgersi alla sanità privata.

L’allarme dell’Unione Europea: Il declino del SSN non è più considerato solo un problema medico. La Commissione Europea ha avvertito formalmente l’Italia che l’inaccessibilità alle cure sta minacciando l’equità sociale e la produttività economica del Paese.

L’incognita dei fondi PNRR: C’è il forte rischio che le Case e gli Ospedali della Comunità finanziati dal PNRR diventino “scatole vuote”: strutture fisiche realizzate, ma inutilizzabili per l’assenza di personale sanitario.

L’ultimo quadriennio abbia dato il colpo di grazia al sistema:

L’accelerazione post-pandemia: Lo stesso Presidente Cartabellotta sottolinea che il Servizio Sanitario Nazionale è rimasto a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa “soprattutto dopo la pandemia”. Mentre gli altri Stati, in risposta all’emergenza COVID-19, hanno aumentato massicciamente gli investimenti sanitari (il Regno Unito, ad esempio, dal 2020 ha iniettato risorse consistenti), l’Italia è rimasta al palo.

Il crollo del biennio 2023-2024: Il divario si è allargato pesantemente in questi due anni, perché l’incremento di spesa italiano è stato nettamente inferiore a quello medio degli altri Paesi europei.

La rinuncia alle cure esplosa nel 2024: È proprio in questo periodo recente che l’impatto sociale è diventato drammatico. Il testo evidenzia che nel solo 2024 ben 5,8 milioni di persone (quasi un italiano su dieci) hanno dovuto rinunciare a visite specialistiche ed esami diagnostici per motivi economici o per le liste d’attesa.

Il calo del 2025: Anziché invertire la rotta di fronte a questa emergenza, la spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL per il 2025 è addirittura in calo al 6,2% (rispetto al 6,3% del 2024). In termini assoluti, mentre l’Europa continua a investire, la spesa italiana è “rimasta sostanzialmente stabile”, allargando la voragine a oltre 1.000 dollari di differenza pro-capite rispetto alla media europea.

Se il declino è iniziato nel 2011, è negli ultimi 4-5 anni che il divario si è trasformato, per usare le parole del rapporto, in un vero e proprio “abisso”, poiché l’Italia, a differenza dei paesi partner, non ha saputo o voluto cogliere la lezione della pandemia per rifinanziare la propria sanità.

Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, esorta la politica a smettere di trattare i fondi per la salute come spiccioli da contrattare all’ultimo minuto prima di ogni Legge di Bilancio. L’appello finale richiede riforme strutturali e investimenti continui per evitare che il diritto alla salute diventi un lusso riservato a chi può pagare, tradendo così il principio universale garantito dall’articolo 32 della Costituzione.

Vi invito a leggere l’articolo integrale e i dati completi alla fonte originale: https://www.quotidianosanita.it/…/spesa-sanitaria…/

 

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