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Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa di Sinistra Anticapitalista

Sinistra Anticapitalista _ Via i privati dalla gestione dei servizi pubblici!

La salvaguardia dell’ambiente e della salute non può ricadere esclusivamente sul comportamento dei singoli

APRILIA –

Un grande incendio è divampato lo scorso 9 agosto presso l’azienda di stoccaggio dei rifiuti Loas Italia Srl ad Aprilia (Lt). I Vigili del Fuoco vigilano ancora la zona poiché, domate le fiamme, devono tenere sotto controllo i focolai tra le ceneri che riprendono a bruciare e rialzano le fiamme.

Erano ancora in via di valutazione i danni ambientali alle zone circostanti, quando il sindaco della città, in via precauzionale, ha emanato un’ordinanza di divieto di raccolta, vendita e consumo dei prodotti agroalimentari nel raggio di 2 km dall’area coinvolta dall’incendio e invitato la popolazione residente nel raggio di 2 km a rimanere chiusa in casa. Alcune famiglie residenti nelle immediate vicinanze sono state evacuate.

I primi dati dell’Arpa Lazio (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) comunicano il livello di due sostanze tossiche: l’IPA (Idrocarburo policiclico aromatico) è stato in un giorno di 216 volte superiore al livello medio annuale consentito (216 ng/manziché 1 ng/m3); il livello di PCB (policlorobifenilie) rilevato è di 2361 ng/m3, sei volte superiore a quello riscontrato con l’incendio della Eco X di Pomezia e oltre il doppio dell’incendio del TMB di Ama Salaria. Ancora una volta le risorse collettive saranno impegnate per riparare una parte dei danni, quelli compiuti dall’attuale scellerata gestione dei rifiuti, delegata a privati il cui primario e prioritario interesse è il loro profitto e non certo la tutela dell’ambiente e della salute delle persone. E poi ci sono i danni che non si possono riparare e non quantificabili, come quelli a lungo termine che possono provocare sulle persone l’inalazione di fumi tossici o l’ingestione di prodotti contaminati e quelli all’ambiente irrimediabilmente inquinato.

Intanto i giornali riportano l’apertura di un’inchiesta contro ignoti da parte della Procura della Repubblica e che sono state già appurate gravi mancanze nelle misure di sicurezza antincendio, il rispetto delle quali avrebbero altrimenti evitato il rogo, e una quantità di rifiuti stoccata maggiore di quella consentita.

 

Rifiuti: un problema “recente” e già “emergenza”

La gestione dei rifiuti è un problema che si pone col boom economico e il consumismo di massa ed è quindi tipico del sistema capitalistico moderno basato sulla produzione e il consumo di prodotti sintetici, riprodotti in enormi quantità e difficili, se non impossibili, da smaltire.

Punto centrale, infatti, è che i “nuovi” rifiuti per lo più non sono biodegradabili, hanno un grave impatto ambientale e contemporaneamente non si sono prodotti nuovi sistemi di smaltimento, che rimangono pressoché gli stessi dell’antichità: discariche e incenerimento.

Assoggettata a logiche di profitto di pochi a svantaggio della collettività, la nostra società non potrà mai risolvere il problema dei rifiuti all’interno di questo sistema economico che ne è il principale responsabile.

 

Centinaia di roghi: la mala gestione dei rifiuti

A febbraio di quest’anno un altro incendio è divampato in un capannone di stoccaggio della carta a Pomezia (Rm), la stessa città che a maggio del 2017 aveva visto un gigantesco incendio scoppiare in un deposito di rifiuti industriali della società Eco X.

Grandi incendi con gigantesche colonne di fumo nero si erano registrati anche presso l’impianto TMB (Trattamento Meccanico-Biologico dei rifiuti indifferenziati o residuali dopo la raccolta differenziata) dell’Ama di Roma, che andò a fuoco a giugno del 2015 e a dicembre del 2018.

Ma il problema non è certo solo nel Lazio. Solo negli ultimi due mesi due incendi sono divampati nella stessa area in una zona industriale a Sud di Lamezia Terme (CZ), il primo in una società che si occupa di gestione dei rifiuti solidi urbani e il secondo in un capannone di impianti TMB;

il 26 giugno scorso a Nuoro un incendio nello stabilimento di trattamento dei rifiuti ha bruciato i materiali di stoccaggio, nel deposito dei rifiuti solidi indifferenziati;

il 28 giugno scorso è andata a fuoco un’azienda di raccolta, trasporto, stoccaggio e trattamento di rifiuti urbani e speciali a Ponte San Giovanni (PG) che era già andata a fuoco un anno prima. Questo incendio segue di appena 15 giorni un altro incendio divampato in un deposito di carta da macero, sempre in Umbria;

e per rimanere solo al mese di giugno di quest’anno, ancora incendi di rifiuti anche a Bari, Torino e Vignate (MI), ma sono centinaia negli ultimi anni e in tutta Italia, incendi in discariche, abusive e non, impianti di stoccaggio e gestione dei rifiuti.

Ad ogni incendio, grande preoccupazione per le ricadute sulla salute delle persone e sull’ambiente e ordinanze di allontanamento dei residenti dalle immediate vicinanze e raccomandazione di chiudere le finestre, affrontando la questione solo in via emergenziale.

 

Di chi è la responsabilità?

Tutti questi incendi, al di là delle singole responsabilità penali più o meno dimostrabili, non possono essere accidentali e casuali, ma danno la misura delle cause generali che vanno e possono essere sradicate e che sono tutte riconducibili a una gestione votata alla ricerca del basso costo e del profitto privato: il taglio sulle misure di sicurezza, considerate un costo eliminabile, incentivato da gare d’appalto orientate al risparmio; l’individuazione delle aziende private più “a buon mercato”, che risparmiano su lavoro e sicurezza; l’inadeguatezza, nel migliore dei casi, di singoli privati nel gestire gli impianti; la volontà di disfarsi in modo più economico dei rifiuti anziché smaltirli correttamente; la mano della criminalità organizzata, che rappresenta una delle più grandi massimizzazioni del profitto e che vede nei rifiuti una ghiotta possibilità di affari.

Il basso costo di cui si parla però è quello monetario nell’immediato, perché incalcolabili sono poi i costi sociali, ambientali e in termini di salute che vengono scaricati sulla collettività da una simile gestione.

 

Via i privati dalla gestione dei servizi pubblici!

Lo svuotamento delle competenze pubbliche in favore dell’affidamento a società private attuato negli ultimi decenni, nella delicata questione della gestione dei rifiuti e negli altri ambiti essenziali della cosa pubblica, ha costituito un forte ostacolo per la fruizione dei servizi essenziali, tra cui lo smaltimento dei rifiuti, e di numerosi diritti, come quello alla salute.

Per non pagare in termini di salubrità dell’ambiente e qualità della vita il costo di scelte politiche orientate al soddisfacimento degli interessi privati e alla gestione emergenziale delle problematiche connaturate a questo modo di produzione e consumo, crediamo che una corretta gestione dell’intero ciclo dei rifiuti non possa essere lasciata in mano ai privati, ma debba essere pubblica e condivisa, salvaguardando la salute delle persone e l’ambiente.

 

La salvaguardia dell’ambiente e della salute non può ricadere esclusivamente sul comportamento dei singoli individui

Il sistema del riciclo, seppur importante, è spesso causa di un gioco di prestigio che distoglie l’attenzione dalle responsabilità delle aziende e del sistema economico capitalista, facendole ricadere sulle scelte dei singoli in qualità di consumatori e sugli stili di vita individuali. Una vulgata, anche ideologica, intrapresa dalle classi padronali e dominanti per addossare la responsabilità della distruzione ambientale sui singoli, e proteggere il loro modo di produrre “ecocida” e improntato esclusivamente al profitto, per cui l’obiettivo della produzione non è ciò che serve alla collettività, ma ciò che può essere venduto.

Il riciclo a livello individuale da solo non è sufficiente a salvare il pianeta. Bisogna affrontare il problema alle radici: non c’è altra scelta che contrastare i produttori di rifiuti.

Ciò che riteniamo necessario è un ripensamento della produzione di rifiuti a partire da un’idea altra di produzione. Una produzione che ponga al centro i bisogni individuali e collettivi dell’umanità intera e del pianeta, anziché gli interessi personali di una piccola cerchia di possidenti di capitali.

I rifiuti diventerebbero in tal modo una questione da prevedere prima della loro produzione, proprio come variabile prioritaria e vincolo alla produzione stessa: produrre solamente se non si inquina e se non si sfruttano risorse ambientali e sociali.

È quindi necessario e urgente costruire una società ecosocialista che rifiuti in toto la logica di profitto della società capitalista.

Anziché il profitto privato, dovrebbero essere la salvaguardia dell’ambiente, il soddisfacimento dei bisogni e il miglioramento delle condizioni di vita di ognuno al centro delle scelte di produzione, e in quest’ottica, lo smaltimento dei rifiuti e la ricerca tecnologica e scientifica andrebbero necessariamente di pari passo con la pianificazione produttiva del cosa e quanto produrre e per chi produrre.

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