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Tra gennaio e dicembre dell’anno appena concluso sono stati 446 i trapianti

Sanità, aumentano i trapianti e le donazioni nella Regione Lazio

Un’eccellenza fatta di competenza e altruismo. La rete dei trapianti della Regione Lazio ha ottenuto risultati importanti nell’ultimo anno. A dirlo sono i dati dell’attività trapiantologica e di donazione degli organi forniti dal Centro regionale Trapianti – Unità operativa dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, che coordina tutta l’attività trapiantologica della Regione Lazio, che hanno registrato un aumento del numero di donazioni e trapianti rispetto al 2022.

Tra gennaio e dicembre dell’anno appena concluso sono stati 446 i trapianti effettuati nei centri autorizzati della Regione Lazio, di cui 25 frutto di accordi interregionali, per una crescita di oltre il 14% rispetto allo scorso anno (il totale 2022 era stato di 389 trapianti). Nello specifico sono stati eseguiti 214 trapianti di rene, 201 trapianti di fegato (di questi 80 al polo trapianti interaziendale San Camillo – Spallanzani), 20 di cuore, 4 di polmone e 7 combinati rene-pancreas.

Un risultato, comunica la Regione Lazio, che mette in luce la complessa attività dei cinque centri trapianti che operano nella Capitale: San Camillo Forlanini, Policlinico Umberto I, Policlinico Gemelli, Policlinico Tor Vergata e ospedale pediatrico Bambino Gesù. Inoltre, il team del Centro regionale Trapianti Lazio ha coordinato circa 1.323 offerte di organi ricevute dal Centro nazionale Trapianti da tutta Italia e dai paesi europei con il programma di cooperazione internazionale Foedus.

«Nello scorso anno, nel Lazio, sono state coordinate ed effettuate 589 missioni per trapianti con auto, 64 con aereo, 4 con elicottero. Sono stati trasportati 378 campioni biologici, 120 organi, mobilitando centinaia di nostri professionisti verso tutta Italia e anche all’estero, ad esempio in Francia, Svizzera e Grecia», ha dichiarato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. «Oggi la realtà dei trapianti nel Lazio può contare su un eccellente apparato clinico chirurgico espresso dai team-trapianto, un importante apparato tecnologico-scientifico, nonché un sistema organizzativo di rete all’avanguardia che sta dimostrando un’efficiente e un’efficace risposta terapeutica per i pazienti, nel Lazio e a livello extra-regionale, come ci confermano i dati. Questa è la strada d’eccellenza che vogliamo continuare a percorrere, fatta di altruismo, generosità e speranza per il futuro», ha aggiunto il presidente Rocca.

Dietro all’aumento del numero assoluto dei trapianti c’è una crescita delle osservazioni e della segnalazione dei potenziali donatori, che a loro volta riflettono l’attività dei reparti di rianimazione ad impegnarsi per la donazione degli organi a decesso avvenuto, nonché una continua e costante attività di formazione e degli operatori e un importante adeguamento tecnologico, supportato e coordinato dal Centro regionale Trapianti Lazio.

«La donazione degli organi e il loro impianto sono una terapia unica e non riproducibile, nonché una complessissima operazione, fortemente tempo dipendente, espressione di alto profilo organizzativo e multidisciplinare per antonomasia – ha affermato il direttore generale dell’azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, Narciso Mostarda -. Si tratta di una realtà in continua evoluzione e da modulare costantemente in relazione a progressi scientifici, ottimizzazione delle risorse, sostenibilità applicata e visione di sviluppo. I grandi risultati che abbiamo e continuiamo ad ottenere sono frutto di questi aspetti, l’alta professionalità di ogni singolo operatore sanitario che opera in questo ambito e la sensibilità della popolazione. Un grande ringraziamento va alle famiglie dei donatori che, con il loro consenso, hanno offerto vita a tanti pazienti e ringraziamo tutti coloro che in vita esprimono la volontà donativa».

Al San Camillo spicca l’attività di trapianti di fegato del Polo ospedaliero interaziendale Trapianti San Camillo – Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani diretto dal professore Giuseppe Maria Ettorre. Il Poit ha concluso il 2023 con 80 trapianti di fegato, il 22% in più rispetto al 2022 (totale 66 trapianti di fegato), segnando, per il secondo anno consecutivo, il record per quest’organo in una struttura ospedaliera della regione. Il Poit si è distinto anche per i trapianti oncologici da epatocarcinoma, metastasi al colon retto e colangiocarcinoma.  Numeri che confermano il ruolo centrale del Poit, centro di riferimento per i pazienti epatopatici non solo nel Lazio ma di tutto il centro-sud.

«Il risultato ottenuto dal Poit è frutto dello sforzo comune di tutte le professionalità messe in campo dal San Camillo e dallo Spallanzani – ha dichiarato il professore Ettorre -. Questo traguardo pone il centro allo stesso livello dei centri più virtuosi del nord Italia, e permette di evitare la mobilità passiva dal Lazio verso altre regioni, con innegabili vantaggi per i pazienti e per le loro famiglie».

Il San Camillo ha all’attivo anche i programmi trapianto rene e pancreas, oltre ad essere l’unico ospedale nel Lazio ad effettuare trapianti di cuore nell’adulto. Relativamente a quest’ultimo anche quest’anno i numeri sono in aumento: 13 trapianti, contro i 10 del 2022.

«La qualità di vita post trapianto è assimilabile per molti alla normalità – ha spiegato il dottore Mariano Feccia, da due anni direttore del Centro regionale Trapianti Lazio -. È importante lavorare su questa consapevolezza, affinché la donazione diventi un diffuso “dovere civile”, e che il tasso di opposizione, che nel Lazio è del 32,6% (media nazionale 28,9%), possa divenire sempre più marginale. Per abbattere pregiudizi e inconsapevolezza bisogna puntare sulla corretta informazione e dichiarare la propria volontà alla donazione agli sportelli comunali o tramite associazioni».

Il 2023 ha segnato una importante tappa nel Lazio per quanto concerne la delicatissima fase del trasporto degli organi. Proprio il San Camillo lo scorso ottobre ha effettuato il primo trasporto nel centro-sud di un cuore utilizzando un sistema associato a perfusione, noto come Ocs, che permette di conservare un organo in una scatola sterile, rigenerandolo attraverso la perfusione di sangue e altre sostanze nutritive, nel caso del cuore, di farlo battere grazie alla stimolazione elettrica.  La tecnica Ocs offre due grandi vantaggi: permette spostamenti di un organo in sicurezza anche oltre le 6 ore e offre la possibilità di svolgere numerosi esami diagnostici sull’organo espiantato, testandone così la funzionalità e ampliando di conseguenza il numero di organi utilizzabili. Un aspetto determinante considerando che a oggi nel Lazio sono 1.122 i pazienti in attesa di un nuovo organo.

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