POLITICA

Quarto sciopero globale Il 29 novembre a Roma

Sinistra Anticapitalista di nuovo in piazza per difendere l’ambiente

"Il capitalismo ha sempre vissuto in simbiosi con le energie fossili"

APRILIA – Il 29 novembre Sinistra Anticapitalista sarà di nuovo in piazza per il quarto sciopero globale contro il cambiamento climatico. Un appuntamento che non è un rituale, ma una continua spinta al protagonismo e alla presa di parola di milioni di giovani e meno giovani, contro una devastazione ambientale che minaccia la possibilità di vita dignitosa della specie umana e delle altre specie animali e vegetali.

Il responsabile del cambiamento climatico, come degli altri terribili effetti sugli ecosistemi, è un modo di produzione, distribuzione e scambio che vive sulla ricerca del profitto.

Il capitalismo ha sempre vissuto in simbiosi con le energie fossili, sin dai suoi esordi, sin dalla Rivoluzione Industriale nell’Ottocento. Non ne ha potuto fare a meno per il suo sviluppo globale, non ne può fare a meno per la sua sopravvivenza oggi. Le energie fossili sono indissolubilmente legate al sistema finanziario globale. E le energie fossili sono le prime responsabili della crisi ecologica che oggi è addirittura tangibile.

Fonti energetiche come il carbone, il gas naturale e il petrolio, necessarie a far correre il sistema a folle velocità, rappresentano l’88,4% (!) della produzione di energia globale, e il 65% delle emissioni di gas a effetto serra. Dal 1950 abbiamo assistito a un picco enorme delle emissioni globali, coincise con l’apice del produttivismo, e la corrispondente accelerazione del deterioramento dello stato di salute degli ecosistemi.

Questo capitalismo però non è anonimo, ha nomi e cognomi, aziende multinazionali, veri e propri giganti che hanno le più gravi responsabilità nella gravità della situazione odierna: Saudi Aramco, Chevron, Gazprom, ExxonMobil, National Iranian Oil & Co., BP, Royal Dutch Shell, Coal India, Petroeos de Venezuela, Petrobras, solo per citare alcune delle 21 più grandi aziende. Questi enormi conglomerati sono per il 60% di proprietà statale, per il 40% di azionisti privati. Tuttavia, sono accomunate dall’opera di distruzione che producono. Queste aziende vanno nominate ed esposte al pubblico ludibrio, ogni volta che si parla di cambiamento climatico. Non sono le abitudini individuali a fare la differenza, ma le attività drammaticamente inquinanti di queste aziende!

 Ma è proprio da qui che dobbiamo partire per affrontare in modo finalmente risolutivo il problema del cambiamento climatico. Dobbiamo avere obiettivi concreti che possano unire milioni di persone in tutto il mondo, perché solo a questo livello il problema può essere affrontato e una tanto drastica quanto necessaria riduzione delle emissioni realisticamente prospettata:

●       Espropriare senza indennizzo le aziende che producono energie fossili e mettere sotto controllo democratico dei lavoratori e della comunità tutta a scopo di riconversione.

●       Strappare al controllo della burocrazia statale le aziende a capitale non privato mettendole sotto il controllo democratico dei lavoratori e della comunità tutta a scopo di riconversione.

●       Socializzazione del credito per sostenere finanziariamente i programmi di riconversione ecologica della produzione

●       Nel frattempo, un consistente aumento dell’imposizione fiscale a queste aziende, per imporre loro la restituzione alla collettività di una parte di ciò che hanno sottratto al lavoro e alla terra per distruggere entrambi.  La storia non è finita, il finale non è scritto! Rivoltiamoci per riprenderci la nostra Terra! Perché le nostre vite valgono molto di più dei loro sporchi profitti!

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