POLITICA

Comunicato stampa: Fabio Federici - Direttivo PRC Aprilia e Comitato Politico Federale Latina.

Prc: oggi più che mai urge una riflessione sulla sanità pubblica

Se il Sistema Sanitario della Lombardia è ritenuto il migliore in Italia ed è al collasso, cosa c’è da aspettarsi dalle altre Regioni del Centro-Sud d’Italia, se l’emergenza Covid-19 richiedesse una risposta della stessa entità? 
Con amarezza appuriamo che questa terribile pandemia ha riportato al centro della riflessione politica l’importanza della sanità pubblica.
Oggi molti operatori sanitari rischiano di ammalarsi, (la stima delle persone infettate dal virus è del 10%, 3500 tra medici infermieri, OSS, tecnici e amministrativi) e la responsabilità è esclusivamente politica, una politica di aziendalizzazione che dal 1992 ha applicato tagli alla spesa pubblica.
La comunità scientifica chiede che vengano fatti tamponi a tutti gli operatori particolarmente esposti, ma al momento alle Aziende Sanitarie del Lazio, non è garantito nemmeno l’approvvigionamento necessario di adeguati dispositivi di protezione (mascherine, camici idrorepellenti, occhiali protettivi, cuffie, guanti, disinfettanti), che gli operatori sono costretti a comprare a proprie spese e a riciclare alla meglio, per non parlare della bonifica dei locali che grava sull’esiguo personale delle pulizie. Viene altresì negata ogni richiesta di ferie e il personale può assentarsi solo in caso di sintomi o contagio da Covid-19. Gli “angeli bianchi”, come vengono chiamati in questi giorni, devono sacrificarsi in questa guerra senza alcun riconoscimento nemmeno economico nonostante i sindacati abbiano chiesto ai vertici aziendali di Latina di beneficiare di un’indennità prevista per tutte le figure professionali e non, operanti nel contesto in cui vi è il potenziale rischio di contagio. Indennità che dovrebbe ricadere nel bilancio aziendale sempre più impoverito dai continui tagli economici governativi.
A livello nazionale, le manovre al ribasso dei costi, la riduzione dei posti letto, l’accorpamento degli ospedali e il depotenziamento dei Punti di Primo Intervento, la progressiva riduzione dei Medici di Base, l’allungamento dei tempi di attesa per visite ed esami, la gestione disordinata degli appalti, le assunzioni su criteri di competitività e non di competenza, sono il leit motiv che ha portato al collasso il sistema. In tempo di coronavirus i nodi vengono al pettine, mancando drammaticamente posti in terapia intensiva e macchinari per la respirazione assistita. Ci ritroviamo nella tragica scelta di chi far vivere e chi invece morire. In tutto questo ci chiediamo dove sia la sanità privata che tanto si è arricchita a discapito di quella pubblica?
Ci sentiamo minacciati non solo nella malattia ma dalla possibilità che le risorse non bastino per assicurare la cura in un sistema ormai lontano dai principi del welfare. A Cuba, dove la sanità è gratuita, vige il principio che la salute è un bene comune piuttosto che uno strumento di guadagno. La solidarietà internazionale come cifra della rivoluzione cubana ci mette di fronte un modello che da sempre avremmo dovuto seguire. I due paesi “canaglia”, Cuba e Venezuela spendono gran parte delle loro risorse per la sanità pubblica. Improvvisamente consideriamo i medici e gli infermieri di questi paesi degli eroi, senza farci troppe domande sul blocco e le sanzioni che gli Stati Uniti hanno imposto all’Avana nella dittatura del capitalismo finanziario. Di pochi giorni fa la notizia che la comunità Etiope dona cibo alla Croce Rossa di Milano, quegli Etiopi che solo pochi mesi fa lasciavamo affondare in mare.
Questa emergenza dovrebbe farci riflettere che siamo in uno stato di guerra in cui non occorrono armi, né pistole, ma mezzi di cura appropriati, non occorrono confini, ma cooperazione con altri stati e solidarietà internazionale.
Solo la sanità pubblica può essere un baluardo capace di fronteggiare un’emergenza come questa a tutela del benessere di tutti i cittadini. C’è da chiedersi se da questa esperienza trarremo lezione per comprendere che siamo necessariamente al punto di svolta e che la frase “niente panico, andrà tutto bene, ce la faremo” è un fortuito mantra suggestivo che può infondere coraggio, ma non forza.
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