La vicenda Kyklos finisce in Parlamento. In questi giorni i rappresentanti pontini del movimento cinque stelle Vacciano, Simeoni e Iannuzzi hanno depositato una interrogazione, sia al Senato che alla Camera, per discutere di quanto avvenuto all’interno dello stabilimento di compostaggio di Aprilia di proprietà Acea. Nell’atto sono state formulate alcune domande al Ministro dell’ambiente Galletti per incentivare la normazione, ad oggi insufficiente e lacunosa, in ambito di compostaggio non domestico. Inoltre nel documento i grillini pontini chiedono al Ministro e quindi allo Stato di provvedere alla “produzione di norme per la caratterizzazione dei rifiuti in base alla loro natura e composizione, al fine di consentire controlli mirati e specifici, nonché prevedere l’irrogazione di sanzioni certe nei confronti di chiunque non rispetti gli estremi procedurali e di qualità del prodotto. Già nei mesi addietro i grillini locali, riguardo alla Kyklos, avevano pubblicato un comunicato stampa congiunto inoltrato ai dirigenti scolastici del territorio per lanciare un allarme sulla insalubrità della zona attorno all’impianto. “L’azienda – spiegano i rappresentanti pontini del Movimento cinque stelle – fu protagonista del rogo che divampò sotto i tralicci dell’alta tensione e tenne impegnati i vigili del fuoco per svariati giorni prima che lo stesso venisse domato. L’impianto è il destinatario delle proteste dei residenti che da sempre lamentano malesseri fisici legati alle emissioni odorigene moleste che si levano dai cumuli di compost. Sempre la Kyklos poco prima dell’incidente, aveva annunciato il raddoppio della capacità di trattamento passando da 60 mila a 120 mila tonnellate annue di rifiuti organici, avendo avuto il benestare di Zingaretti dalla Regione Lazio. In conclusione, è da capire se si debba considerare gli impianti di compostaggio come strutture di congiunzione tra il ciclo dei rifiuti e la reimmissione dei composti organici in agricoltura o se debbano essere assoggettate alla Direttiva Seveso. Questo comporterebbe svelare la loro vera natura di industrie che trattano sostanze nocive e potenzialmente pericolose. In questo caso, però, l’azienda sarebbe obbligata a redigere una variante urbanistica per il rischio di incidente rilevante. E’ un atto doveroso delle istituzioni nei confronti dei residenti”.
Presentata una interrogazione alla Camera e al Senato dal M5S
Kyklos, il caso finisce in Parlamento
"Considerare gli impianti di compostaggio come le industrie che trattano sostanze nocive e potenzialmente pericolose"
8 Agosto 2014
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