Aprilia – Il recentissimo avvio dei sondaggi archeologici per la realizzazione della bretella Cisterna-Valmontone è stato salutato da più parti -anche da quelle che si ricordano ad intermittenza della questione ambientale solo quando le opere impattano direttamente sul Comune di Aprilia- come una grande occasione di sviluppo.
Ebbene, siamo costretti a distinguerci dal coro degli entusiasti, innanzitutto chiedendoci che tipo di sviluppo si abbia in mente: non certo quello compatibile con le esigenze di tutela di un territorio già ampiamente sacrificato alle esigenze di una produzione industriale non più in grado di garantire neppure la contropartita dell’occupazione, né con gli interessi di coloro che vivono della lavorazione dei terreni agricoli oggetto di espropriazione.
I partiti della lista Sinistra alternativa per Aprilia, Rifondazione Comunista Aprilia, Sinistra Anticapitalista Aprilia e PCI Latina, marcano la differenza uscendo fuori dal coro.
“Avendo sostenuto sin dai primi momenti i comitati spontanei nati per contrastare la realizzazione dell’opera, spiegano, facciamo nostre le perplessità avanzate e gli argomenti già spesi nel passato, ritenendo che, differentemente da quanto rappresentato, la Bretella Cisterna-Valmontone non è una soluzione strategica per la mobilità nel Lazio meridionale, ma un intervento estremamente costoso in termini economici e di consumo di suolo, che ricadrà in un territorio divenuto un unicum quasi totalmente urbanizzato da Aprilia a Valmontone, teso ad incrementare ulteriormente il trasporto su gomma delle merci contro ogni direttiva internazionale in tema di riduzione delle emissioni, ma anche contro il buon senso. Buon senso che indicherebbe di dirottare i costi dell’opera sulla manutenzione e la sicurezza della rete esistente, sul trasporto pubblico e il potenziamento della rete ferroviaria. Alle facili accuse di essere contro qualsiasi proposta di sviluppo, rispondiamo di essere contro QUESTO tipo di sviluppo, che passa sopra le persone, sacrifica territori, risorse naturali e pubbliche, è mosso dalle esigenze del profitto dei grandi gruppi industriali e gioca cinicamente contro il futuro delle prossime generazioni”.