POLITICA

APRILIA: ESPROPRIO DEL PARCO DEI MILLE, CONTO DA 30 MILIONI DI EURO, COMUNE A RISCHIO DISSESTO

APRILIA – Un esproprio realizzato nel 1979 rischia di provocare un vero e proprio terremoto finanziario per il comune di Aprilia. A 44 anni di distanza infatti, la Corte di Cassazione ha condannato l’ente comunale di piazza Roma al pagamento di oltre 9 milioni di euro per l’esproprio mai pagato del terreno sul quale oggi sorge il parco Falcone e Borsellino di via dei Mille. Ma la cifra che il comune di Aprilia dovrebbe al privato sarebbe molto più alta. Secondo i calcoli realizzati dagli uffici di piazza Roma infatti, ai 9 milioni di euro si devono aggiungere circa 22 milioni di euro tra interessi e ricalcoli vari, per un totale di ben 31 milioni di euro. Una somma che ovviamente porterebbe il comune di Aprilia alla bancarotta, al dissesto finanziario. Una ipotesi che però nessuno dell’amministrazione prende neanche lontanamente in considerazione. A citare l’ente nel 1985 fu la costruzioni immobiliari Nuova Aprilia srl, a sua volta subentrata ad una società in liquidazione, la “Costruzioni Civili Aprilia”. Il Tribunale di Latina, con sentenza del 2002, accertò l’illegittima occupazione dell’area condannando il Comune di Aprilia al risarcimento della società. Nel 2018 la Corte di Appello aveva confermato l’irreversibile trasformazione del fondo occupato, “considerato di natura edificabile, alla stregua del previgente programma di fabbricazione, stante il carattere espropriativo del vincolo a parco pubblico imposto dal piano regolatore generale, per la cui attuazione era stata adottata la delibera del Consiglio Comunale n.77 del 5 settembre 1979 che aveva disposto l’occupazione d’urgenza con procedimento mai terminato”. Inoltre, la corte d’appello aveva “determinato il risarcimento alla stregua del valore venale del bene, tenuto conto della disposta consulenza tecnica; ha accordato altresì il risarcimento del danno conseguente all’occupazione senza titolo sino alla irreversibile trasformazione del bene”. Una tesi confermata anche nell’ultimo grado di giudizio che ha condannato il comune di Aprilia a risarcire il privato. “Questa storia assurda – spiega il sindaco dell’ente di piazza Roma Lanfranco Principi – nasce alla fine degli anni ’70 e oggi ci piomba addosso mettendo a repentaglio la tenuta del comune. E’ intenzione di questa amministrazione comunale intraprendere tutte le iniziative possibili per evitare di pagare il debito. Siamo pronti anche ad appellarci alla Corte Europea. Ad oggi non ci è arrivato comunque nessun precetto. Quando giungerà in Comune, ci difenderemo in ogni modo. Noi non crediamo sia giusto pagare un debito del genere, formatosi in 44 anni, e che rischia di mandare all’aria l’intero comune. Solo nel caso in cui non dovessimo trovare alcuna soluzione alternativa, solo a quel punto, è nostra intenzione trovare un punto di incontro con la parte privata. Un accordo che però sia soddisfacente per il comune di Aprilia e che chiuda definitivamente questa assurda storia. Ma, ripeto, il nostro primo obiettivo è quello di non pagare un debito del genere”. Resta da vedere come si muoveranno gli attuali creditori, che al momento non si sono fatti vivi dalle parti di piazza Roma. Di certo, un ipotetico dissesto finanziario non converrebbe a nessuno, neanche a loro. La soluzione, come al solito, potrebbe risiedere nel mezzo. Ovvero sedersi tutti attorno ad un tavolo e trattare una cifra sostenibile per le casse comunali e, d’altra parte, soddisfacente anche per la parte privata. Una somma che, alla fine, potrebbe rispondere proprio a quella indicata dalla Corte di Cassazione ma depurata dalla montagna di interessi sorti in ben 44 anni.

 

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