LAVORO

Questa mattina i lavoratori hanno incrociato le braccia

Sciopero alla Johnson&Johnson di Pomezia

Pomezia – Continua la vertenza targata Jonson&Jonson. Questa mattina i lavoratori hanno incrociato le braccia per mandare messaggi alla proprietà impegnata in un riassetto societario che prevede il taglio della pianta organica di circa 70 unità. Presenti davanti al piazzale le diverse sigle sindacali. Protesta tranquilla senza problemi, tutto si è svolto tranquillamente.  Ha preso il via lunedì, con un incontro presso la sede di Unindustria Roma, la procedura per la riduzione del personale dello stabilimento Johnson&Johnson Consumer di Santa Palomba, a Pomezia (Roma).  Ne aveva dato notizia il sindacato Cisl giorni fa  sullo stato di crisi della nota azienda del territorio. All’incontro erano presenti, tra gli altri, i vertici della società e i sindacati di categoria. “Si tratta di una vertenza difficile e delicata – spiega Ada Paletta, segretaria generale aggiunta della Femca-Cisl di Roma – che seguiamo con grande attenzione e preoccupazione dopo l’annuncio di esuberi da parte della società. L’impatto occupazionale derivante da questa decisione aziendale sarà di circa 70 unità su un totale di 550 dipendenti, dei quali 450 lavoratori a tempo indeterminato e circa 100 lavoratori tra tempo determinato, staff leasing e somministrati. Una decisione che i vertici della società giustificano con il cambio di strategia commerciale e con il conseguente nuovo modello di business a livello mondiale. J&J Consumer, infatti, ha annunciato il depotenziamento degli investimenti nel mass market (essential health) a vantaggio dei prodotti del canale farmacia e di quello dedicato alla cura della pelle. Una strategia che penalizza lo stabilimento di Santa Palomba, che ha nell’essential health il proprio punto di forza, e che getta ombre inquietanti sul futuro dello stabilimento di Pomezia, fiore all’occhiello dell’industria della regione”. Nella categoria della Cisl non si nasconde la preoccupazione per le prospettive del settore. I dipendenti dello stabilimento in questione sono tutti provenienti da famiglie del territorio comprese tra Pomezia, Aprilia e Roma. La vertenza che tiene decine e decine di famiglie con il fiato sospeso continua.

 

 

 

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