LAVORO

Questo pomeriggio la diretta Facebook organizzata dall'associazione Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili

Lotta al Caporalato, Omizzolo: “Regolarizzare i braccianti per sottrarli allo sfruttamento”

L’ultima operazione contro il caporalato in provincia di Latina è di poche ore fa. La polizia di Latina ha fatto emergere l’ennesimo quadro sconfortante nelle campagne pontine. Una situazione non nuova e che ripete le stesse vecchie dinamiche: sfruttati da una parte e sfruttatori dall’altra. Due persone sono state arrestate, una coppia di 50 anni, titolari delle aziende dove i braccianti lavoravano con orari massacranti e per pochi euro all’ora. Niente di nuovo sotto al sole verrebbe da dire se non che si tratta della prima operazione contro il caporalato ai tempi del Coronavirus nella pianura pontina. Lo sfruttamento non si ferma nemmeno davanti ad una emergenza sanitaria di portata storica. E cosi mentre la maggior parte di noi è confinato a casa, i braccianti, per la stragrande maggioranza migranti stranieri, sono a lavoro nelle campagne e spesso devono fare i conti con titolari senza scrupoli.

Anche di questo si è parlato questo pomeriggio durante una diretta streaming organizzata dalla neonata associazione Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili. Alla diretta Facebook hanno partecipato Andrea Oleandri della suddetta associazione, Marco Omizzolo sociologo Eurispes e Responsabile scientifico di “In Migrazione”e Fabio Ciconte direttore dell’associazione ambientalista Terra. In tutti c’è la consapevolezza che il Coronavirus da emergenza può trasformarsi anche in una importante opportunità come quella di regolarizzare i tanti invisibili che affollano le campagne italiane e che lavorano, spesso per pochi euro al giorno e in condizioni di assoluto degrado, nel comparto agro-alimentare.

“La situazione nella provincia pontina – ha spiegato Marco Omizzolo – è estremamente complicata. Ieri ed oggi c’è una violazione costante dei diritti dei lavoratori, soprattutto indiani ma anche originari del Bangladesh. Una violazione che abbraccia il mondo del lavoro ma che va oltre. Queste persone lavorano 15 ore al giorno per 400-500 euro al mese. In molti casi è stato accertato che i lavoratori avevano l’obbligo di chiamare i proprietari terrieri “padroni”. Abbiamo assistito a violazioni di diritti umani sistematici. In provincia di Latina vi sono circa 30mila indiani e circa 15-18mila di loro sono impiegati in agricoltura. Oggi, al tempo del Coronavirus, manca la manodopera straniera e il comparto rischia il crollo. Il contratto provinciale prevede 6 ore di lavoro a 9euro lordi al giorno, ma la realtà è molto diversa. In genere vengono pagati 400 euro mensili. L’ultima operazione è avvenuta questa mattina e ha portato all’arresto di due persone. Dinanzi al problema Coronavirus, i braccianti sono stati lasciati soli.  Oggi le associazioni di volontariato stanno distribuendo mascherine e disinfettanti, diamo informazioni sul come comportarsi. Spero che su questa vicenda si esprima il prima possibile il Ministro del Lavoro e che il Governo trovi unità. E’ urgente un impegno sostanziale della migliore politica per risolvere questo enorme e indegno problema. Serve la regolarizzazione dei braccianti per sottrarli al caporalato”.

Dello stesso avviso anche Fabio Ciconte direttore dell’associazione ambientalista Terra. “Questo è un fenomeno in continua evoluzione e interessa diverse regioni in Italia. Ma lo stesso avviene in altri stati del sud Europa. E’come se esistesse una grande questione meridionale europea che andrebbe risolta dalla stessa comunità europea. Queste persone nella maggior parte dei casi vivono in veri e propri ghetti senza diritti e completamente sfruttati dai privati. Abbiamo decine di migliaia di lavoratori che sorreggono la filiera agroalimentare. Senza di loro il comparto non può stare in piedi. In questi giorni ce ne stiamo accorgendo, la mancanza è lampante. Per questo serve un impegno urgente della politica. Bisogna allargare il più possibile il numero delle persone da regolarizzare allo scopo di farli uscire dalla clandestinità e di fornire i diritti primari di uno Stato Civile”.

 

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