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Rubrica a cura dell'avvocato apriliano Felice Sibilla. Per una consulenza o info scrivere a info@studiolegalesibilla.it

Accordi economici digitali e via mail, i consigli dell’esperto

Aprilia – Nella società sempre più digitalizzata, tendenza alla quale l’emergenza sanitaria derivata dalla diffusione del Covid 19 sta dando un impulso ulteriore, è prassi che accordi economici e non solo vengano scambiati a mezzo mail. Tuttavia, nel caso sorgessero contestazioni in merito al perfezionamento del ridetto accordo, è bene avere a mente alcune precisazioni.

Sebbene il Legislatore, già con D. Lgs 82/05 (Codice dell’amministrazione digitale c.d. C.A.D.), abbia ricondotto la “e-mail” nella categoria dei documenti informatici, definiti all’art. 1, I comma lett. p), quale “rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti”; tale definizione non dirime eventuali dubbi in ordine all’autenticità e al contenuto di un messaggio di posta elettronica , ovvero alla paternità dello stesso. Infatti, pur rientrando nell’alveo dei “documenti informatici”, bisogna verificare se trattasi di firma elettronica semplice (come ad esempio la e mail ordinaria), ovvero di firma elettronica avanzata che invece consente la connessione univoca al firmatario, fino ad arrivare alla firma digitale, la quale presenta un grado di sicurezza particolarmente elevato in quanto basata su un certificato qualificato e un sistema di chiavi crittografiche.

Nel caso di specie, un contratto di transazione – firmato in modo tradizionale (analogico secondo la definizione del CAD) – veniva scambiato tra le due parti attraverso indirizzi mail ordinari, peraltro neanche riconducibili in modo univoco alle parti in causa; una delle due parti disconosceva la firma in calce al contratto e l’altra, al fine di avvalersi di tale documento, puntualmente formulava istanza di verificazione.

In merito al valore giuridico riconoscibile alla e-mail tradizionale si sono sviluppati in dottrina e giurisprudenza due orientamenti contrapposti: da un lato vi è chi ritiene che il valore probatorio dell’e-mail, in quanto documento privo di firma qualificata, sarebbe da rinvenirsi nell’art. 2712 c.c. alla stregua del quale le riproduzioni informatiche, “fanno piena prova dei fatti e delle cose rappresentate» solo se colui contro il quale sono prodotte non le contesta tempestivamente disconoscendone la conformità ai fatti o alle cose medesime”.

Dall’altro lato, invece, è stato sostenuto che l’e-mail in quanto documento informatico, sebbene sottoscritto con firma elettronica semplice, sia comunque liberamente valutabile dal giudice sia in ordine all’idoneità della medesima a soddisfare il requisito della forma scritta, sia per ciò che concerne il suo valore probatorio, ai sensi degli artt. 20, c. 1-bis e 21, c.1, D. Lgs. 82/2005.

Questa incertezza di valore giuridico in merito all’attendibilità, veridicità e paternità del messaggio, non sussiste laddove si utilizzi un sistema di posta elettronica certificata (PEC), ossia “un sistema di comunicazione in grado di attestare l’invio e l’avvenuta consegna di un messaggio di posta elettronica e di fornire ricevute opponibili ai terzi” che avvalendosi dell’utilizzo di firme qualificate, garantisce la provenienza, l’integrità e l’autenticità del messaggio e, di conseguenza, ne assume quella rilevanza probatoria che lo legittima quale strumento di notificazione, sempre più diffuso, anche degli atti giudiziari.

In considerazione delle profonde differenze sussistenti tra PEC e posta elettronica standard, il legislatore ha previsto che solo i documenti sottoscritti con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale abbiano l’efficacia di scrittura privata prevista dall’art. 2702 c.c.

Per quanto concerne il messaggio di posta elettronica semplice, invece, deve ritenersi che sia demandato al giudice il compito di valutare nel caso concreto se l’e-mail prodotta in giudizio possa considerarsi attendibile, anche in relazione agli altri elementi probatori acquisiti.

Il documento informatico sottoscritto con firma elettronica semplice è liberamente valutabile dal giudice ai sensi dell’articolo 116 del codice di procedura civile. La valutazione dell’efficacia probatoria di tali documenti è interamente rimessa alla decisione del giudice, il quale non è vincolato ad attribuire a tali documenti alcun valore probatorio pur in assenza di disconoscimento della parte contro cui sono prodotti e, per contro, potrebbe decidere d’ufficio per l’attendibilità degli stessi pur in presenza di contestazioni.

Pertanto, tornando al caso di specie, il Giudice – indipendentemente dal disconoscimento della firma in calce al contratto, non ha ritenuto di procedere con l’istanza di verificazione, alla luce delle contestazioni sollevate in merito alla modalità di scambio del documento (cartaceo) attraverso mail ordinarie, anziché di posta elettronica certificata.

Febbraio 2021

Avv.Felice Sibilla

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