Aprilia – Non sfugge più a nessuno che il nostro Paese, l’Europa, il mondo intero, stanno vivendo un periodo difficilissimo per il diffondersi e il consolidarsi, nell’epoca della complessità, di culture e rapporti tra Stati costruiti su disvalori. Presenta così Filippo Fasano ANPI “Vittorio Arrigoni” Aprilia, l’evento di sabato 22 novembre presso la biblioteca di Aprilia dalle 17 e30. Parteciperanno : Alfonso Gianni, Componente del Comitato esecutivo del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Davide Conti, Storico del fascismo e della guerra di Liberazione e Roberto lovino, Segretario confederale CGIL Roma e Lazio. Modera Filippo Fasano, Presidente ANPI Aprilia
“Assistiamo da qualche anno, scrive Fasano, con giusta preoccupazione, al diffondersi di politiche fondate sulla arroganza prepotente che, in gran parte dell’Occidente, si coniuga anche con il risorgere violento del Suprematismo bianco con il suo corredo ideologico neonazista; pensiamo con infantile insensatezza alla necessità di armarci per esorcizzare la paura del futuro; ci ripieghiamo su progetti di semplificazione governista perché sentiamo che la Democrazia è lenta richiede molta cura e non ne abbiamo voglia; cerchiamo rifugio, senza avvertirne il pericolo, nei nostri confini nazionali, alzando muri fisici e patriottici, come se la Storia più recente non avesse consegnato alla nostra memoria almeno una verità: i Nazionalismi coloniali dell’Ottocento e del Novecento come causa principale delle due disastrose guerre mondiali del secolo scorso.
Eppure, dalle esperienze tragiche del Novecento era nato un ordine mondiale certo incompleto e costruito da blocchi anche ideologicamente contrapposti, ma su tutto spiccavano le Istituzioni garanti del Diritto internazionale; l’Europa, seppure con difficoltà, andava costruendo il suo federalismo; l’Italia si era dotata di una Costituzione unica nel mondo, esempio per molte nazioni. Mai più! Era la parola d’ordine”.
“In questo clima di rottura degli equilibri internazionali e di crisi dei valori (epoca della complessità, diciamo) nascono e si relazionano tentativi di riproporre soluzioni e culture che pensavamo ormai fuori dalla Storia. Il ricatto economico e militare che oggi taluni personaggi usano allo scopo di imporre il loro insensato predominio in ogni parte del mondo diventa un modello politico sempre più diffuso e in grado di costruire alleanze e quindi Potere.
Non ci sfugge che questa deriva verso un futuro quantomeno poco rassicurante e di cui dobbiamo preoccuparci e occuparci, coinvolge gravemente anche l’Italia. Il Governo eletto tre anni fa in questo paese sembra, purtroppo, perfettamente inserito in queste logiche, con disinvoltura e persistenza, e, quel che è peggio, non nega di essere soddisfatto protagonista (non succube!) di questo processo.
Il Governo Meloni, (“l’eletto dal popolo”!), a poco più di una settimana dall’ insediamento ha dato subito prova di forza e risolutezza facendo approvare il 31 Ottobre 2022, con “procedura d’urgenza” e voto di fiducia, un Decreto Legge “anti-Rave” contro i raduni di ragazzi un po’ indisciplinati. Condanne severe ai malcapitati. Negli stessi giorni però si sono visti a Predappio (il sacrario di Mussolini) duemila “nostalgici” per celebrare i Cento anni della Marcia su Roma, con relativo connesso saluto romano in camicia nera. Come ogni anno. E questo non ha provocato nessun turbamento. Ma questi sono ragazzi composti e perfettamente nei ranghi, come si conviene. E poi con passo spedito, il 10 marzo 2023, la legge contro l’immigrazione e l’inizio di una pratica di deportazione vergognosa (Decreto Cutro). Il 4 aprile dello stesso anno, il Decreto sicurezza (Ddl 1660), “il più grande e pericoloso attacco alla libertà di protesta nella storia repubblicana”, dice qualcuno, e non possiamo dargli torto. E poi via con le linee guida del Ministero dell’Educazione e del Merito sulla scuola pubblica con tanto amor di Patria e identità nazionale ma poco altro. Intanto si finanzia puntualmente la scuola privata, si censurano i giornalisti, si intimoriscono i conduttori televisivi dei programmi d’inchiesta, si annichilisce la funzione legislativa del Parlamento.
E poi viene il tempo della finanziaria che, per farla breve, toglie ai poveri e dà ai ricchi! Resta da “spezzare le reni” al Sindacato CGIL per renderlo più accomodante come il fratello buono CISL. È dunque una deriva lenta e costante che incide sulla qualità della Democrazia. Si arriverà alla separazione delle carriere dei Magistrati e già in discussione, alla Legge sul Premierato. A noi che abbiamo la memoria lunga e pensiamo di utilizzarla, questo sistema sinceramente ci ricorda una Storia della prima metà del secolo scorso da cui pensavamo di essercene liberati. Abbiamo pensato forse anche un po’ ingenuamente che la nostra Costituzione fosse un toccasana infallibile.
Sono passati cent’anni dalle prime leggi cosiddette “fascistissime” annunciate da Mussolini nel celebre discorso del “Bivacco” del 3 Gennaio 1925 in cui si assunse la responsabilità dell’assassinio di Giacomo Matteotti (10 Giugno 1924). Sentiamo il dovere di ricordare quel momento della nostra Storia nazionale in cui vengono via via negli anni totalmente soppresse la libertà di stampa, la libertà della persona, del pensiero, e della parola, viene creato il Tribunale speciale e la pena di morte (Codice Rocco) Il Partito Nazionale Fascista diviene l’unico partito ammesso essendo stati sciolti tutti i partiti, le associazioni e le organizzazioni sindacali (la CGIL) volte ad esplicare un’azione contraria al regime. Il Parlamento viene semplicemente abolito. Si passa dal Fascismo Liberale al Fascismo Dittatura.
Sentiamo il dovere di capire perciò se un Governo che ha come componente principale un Partito che non ha mai negato la provenienza dal Fascismo, che pur avendo giurato sulla Costituzione (che è antifascista nell’anima), non è disposta a dichiararsi antifascista ed ha tanti problemi con il 25 Aprile, imponendo a maggioranza e a colpi di fiducia queste leggi, abbia in animo (ma abbiamo le prove) di cambiare la Costituzione, svuotarla di contenuti, renderla inutilizzabile.
E allora sentiamo il dovere di insistere su un punto. Come fermare questa deriva prima che sia troppo tardi? Abbiamo in questi mesi assistito a proteste di Piazza molto partecipate e abbiamo visto e sentito striscioni cartelli e slogan che richiamavano al rispetto della Costituzione. Bene. Che i Partiti di opposizione, le Associazioni, i Sindacati continuino a cercare una composizione e linee di contatto in un orizzonte di “attuazione costituzionale”, in grado di unificare i particolari punti di vista e istituzionalizzare le proteste. La Via Maestra: una grande alleanza che parta dai territori, per la persona, il lavoro, la società”.