DIAMO VOCE

Nota stampa ANPI “Vittorio Arrigoni”  Sezione di Aprilia

L’ANPI di Aprilia ricorda Vittorio Arrigoni

Presso l’ARCI, l’8 Giugno 2013, all’unanimità, gli iscritti all’ ANPI di Aprilia (LT), costituitasi il 9 Luglio del 2012, decisero di intitolare la sezione a Vittorio Arrigoni. Era presente Vincenzo Calò della Segreteria Nazionale Anpi e Ada Filosa, Presidente provinciale.  Un gruppo di ragazzi del liceo “A. Meucci” recitò per tutti noi alcuni brani tratti dal libro: “Gaza. Restiamo umani”, una raccolta dei reportages puntuali e vividi di Vittorio su uno dei più violenti massacri (tra i tanti negli anni) compiuto dall’esercito di Israele contro i civili palestinesi (operazione denominata “piombo fuso” del 27 dicembre 2008 – 18 gennaio 2009). Il bilancio:  1500 morti, molti dei quali bambini, e circa 5000 feriti.

I comunicati, scrive Filippo Fasano ANPI “Vittorio Arrigoni”  Sezione di Aprilia, diramati dai militari israeliani raccontavano che gli attacchi su Gaza avevano colpito chirurgicamente solo le basi terroristiche di Hamas. “Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a diecimila metri di altezza è inevitabile che compi una strage di civili. Ne sei cosciente, e colpevole, non si tratta di errore, di danni collaterali.” Così Vittorio nel suo Libro provò a contrastare la narrazione delle autorità militari israeliane e, in più, a denunciare il colpevole silenzio della stampa e della diplomazia occidentale,  avvezzi  a tollerare (per utili e quindi preconcette strategie di alleanze internazionali) i crimini del governo israeliano e le occupazioni di territori palestinesi nonostante le svariate condanne, censure e risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU mai rispettate dallo Stato d’Israele.

Ci affascinava il coraggio di un volontario, un ragazzo che aveva scelto, insieme al Movimento di Solidarietà Internazionale, di percorrere le strade del Diritto e della Dignità dei più deboli e indifesi nel mondo e, appena arrivato in Palestina, volle condividere pienamente la vita e le sofferenze dei palestinesi offrendosi, all’occorrenza, come pescatore, scaricatore, infermiere, cuoco…e, quando fu necessario, a trasportare morti e feriti sulle autoambulanze verso gli ospedali di Gaza.

Ci affascinava il suo modo di essere, senza pretendere sconti e privilegi. Non “interpretava” infatti il pacifista che guarda e si indigna, il giornalista “neutrale e obbiettivo”. I suoi articoli che frequentemente (durante “Piombo fuso” quotidianamente e con enormi difficoltà)  inviava ai giornali italiani erano netti e “partigiani”: al fianco del  popolo palestinese, degno di essere riconosciuto in Israele e nel mondo portatore di cultura e di storia e quindi meritevole di rispetto e di attenzione, in casa e nelle sedi internazionali. La sua visione futura: uno Stato per due popoli nella condivisione, nella solidarietà e nel rispetto reciproco. Alla ferma condanna dei Governi israeliani si univa efficacemente, tra l’altro, la condanna di Hamas.

Ci affascinavano  i suoi ideali così vicini ai nostri ideali nella loro più pura ed efficace declinazione: un Partigiano, appunto.  Un eroe disarmato, di quelli veri, che ha semplicemente ritenuto di dover scegliere da che parte stare, fin da giovanissimo, come ci racconta la madre Egidia Beretta nel suo bellissimo libro: “I viaggi di Vittorio”.  Ci ha insegnato, in questi anni, a coltivare insieme la memoria della lotta partigiana in Italia, con convinzione e impegno costante, a lavorare disarmati per la Pace, ma anche ad uscire dai nostri confini nazionali e ad abbracciare il mondo dei deboli ed esclusi. In qualunque parte del pianeta il Diritto e il Rispetto della persona e dei popoli vengono calpestati, i valori conquistati e custoditi nella nostra Costituzione riprendono vigore e ispirano sentimenti e azioni di giustizia e solidarietà.

Lo straordinario e intensissimo percorso di una vita così intensa fu interrotta dal rapimento, dalla tortura e da un brutale assassinio nella notte tra il 14 e 15 Aprile 2011. Aveva 36 anni. Non conosciamo i responsabili veri dell’assassinio, quelli dietro le quinte intendo. Conosciamo per certo però che la sua passione, la sua presenza a Gaza e le sue puntuali e particolareggiate cronache dalla Striscia hanno dato molto fastidio. Un testimone scomodo, soprattutto ma non solo, sia per il governo israeliano che per gli integralisti di Hamas.

I funerali furono svolti  a Bulciago (Lecco) il 24 Aprile. Con migliaia di persone giunte da tutta Europa. Tantissimi giovani con le magliette con la scritta “Restiamo umani”, bandiere italiane, palestinesi e della Pace, e il canto partigiano “Bella ciao”.  Nessun rappresentante del governo italiano era presente.

Il ricordo di Vittorio Arrigoni in questi anni è stato continuo. Lo abbiamo fatto conoscere ai ragazzi delle scuole, abbiamo prodotto calendari annuali dedicati, abbiamo tradotto il suo pensiero pacifista nella rappresentazione teatrale: “Macerie. Diario di un sognatore” (con innumerevoli repliche) con la regia di Gianfranco Iencinella…Oggi il suo ricordo, il suo sacrificio ci interrogano e ci sollecitano come un lavoro non compiuto, a non rimanere indifferenti di fronte alla crisi di un mondo che non sa parlare di Pace, che non smette di produrre armi e di farne commercio.

Vogliamo ricordarlo ancora quest’anno con un video collettivo (con l’aiuto dell’esperto in tecnologia informatica Antonello D’Alessandro) in cui le immagini, le voci, i suoni, il recitativo ci raccontano ancora di lui, attraverso anche un nobile messaggio di  Egidia Beretta che continua con grande energia e fantasia a fare progetti, a portare il messaggio di Vittorio nelle scuole alle nuove generazioni, e la straordinaria testimonianza di Meri Calvelli, Volontaria  Cooperante ACS a Gaza e Cisgiordania da anni e Direttrice del centro italo – palestinese di scambio culturale dedicato a Vittorio Arrigoni.

Anche nel ricordo di Vittorio, perciò, al popolo palestinese, che in questo momento vive, a Gaza, nei campi profughi, nelle città della Cisgiordania, l’atroce destino di un conto finale che non può essere accettato dalla Comunità internazionale, va la nostra fraterna solidarietà. Al popolo israeliano ci rivolgiamo affinchè diano voce alle proteste che da tutto il mondo chiedono la fine della barbarie e isolino un governo irresponsabile che non può non produrre un futuro infernale per i due popoli e l’intero Medio-Oriente.

Scriveva Vittorio durante i bombardamenti di Gaza nel 2008-2009, evidentemente scosso da un massacro ingiustificato di civili e bambini :“Qualcuno fermi questo incubo. Rimanere immobili in silenzio significa sostenere il genocidio in corso. Urlate la vostra indignazione, in ogni capitale del mondo “civile”, in ogni città, in ogni piazza, sovrastate le nostre urla di dolore e terrore. C’è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto. Restiamo umani”. “Restiamo umani”,   il refrain con cui concludeva tutte le sue corrispondenze da Gaza, è la semplice e ripetuta preghiera che Vittorio ci consegna… e da cui, forse, ricominciare.

 

 

 

 

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