Aprilia – Non c’è dubbio che Il complesso delle targhe commemorative presenti nelle Città (Odonomastica) fa parte del più grande storia dell’urbanistica. Da sempre l’organizzazione umana in Comunità cittadina ha sentito il bisogno non solo di pianificare lo sviluppo della rete stradale ma nel contempo di celebrare i grandi eventi, le tragedie, le battaglie vinte o perse, le figure più rappresentative della propria Storia. Un immenso archivio di informazione, formazione e identificazione del cittadino con il proprio territorio (di cui fa parte, ben inteso, anche la Toponomastica) che costituiscono oggi la carta d’identità di ogni agglomerato urbano. Lo sanno molto bene gli Uffici comunali, le Giunte e le Commissioni incaricati ad espletare pratiche di intitolazioni di vie o aree verdi nuove e sprovviste. Non può mancare, per esempio, l’autorizzazione del Prefetto. Ed è un compito importante, certamente non semplice, perché richiede la capacità di interpretare l’anima della Città, il vissuto, la sua Storia. Occorre perciò molta attenzione quando si promuove un iter di intitolazione di una via o di una piazza, a partire dall’assoluta evidenza che il risultato serve al cittadino, alla memoria storica della Comunità, alle nuove generazioni che ne sono il futuro. Filippo Fasano ANPI “Vittorio Arrigoni” interviene sul caso Manzù.
“Una grande responsabilità, spiega Fasano, su cui abbiamo tentato di lavorare con le Amministrazioni, ad Aprilia, per la verità senza apprezzabili risultati. Ci siamo opposti a intitolazioni imprecise, infelici o eterodirette, abbiamo fatto proposte che ci sembravano opportune e in sintonia con la Storia della Città, ma senza esito. Abbiamo condotto, per anni, la battaglia per un più deciso equilibrio di genere nelle intitolazioni stradali invitando le Amministrazioni a un maggiore impegno nel restituire finalmente voce e visibilità alle donne, che hanno dato un contributo immenso ad alimentare un processo di civiltà giuridica (si pensi al ruolo che hanno avuto nella lotta partigiana, nel Referendum del 2 Giugno ’46, nella scrittura della Costituzione tra le più avanzate del mondo). Per questo ogni tentativo di svilire, semplificare, omettere il senso di una targa commemorativa è almeno un segno di incuria se non di scarsa conoscenza della Storia. Ecco perché riteniamo che il ruolo delle Commissioni (con la presenza di storici) nell’iter decisionale è, non solo opportuno, ma decisivo. La notizia della cancellazione della intitolazione della Sala grande della Biblioteca comunale allo scultore Giacomo Manzu’ perché “..priva di specifica intitolazione” (Giornale del Lazio) ci lascia perplessi e ci chiediamo: 1 – Non ci sono atti ufficiali? Possibile. A questo punto sarebbe necessario una verifica complessiva sul “patrimonio” culturale odonomastico e toponomastico dell’intero territorio urbanistico. 2 – La cerimonia dell’intitolazione (1991) alla presenza dell’allora Prefetto di Latina Giovanni Orefice segnala una omissione istituzionale corresponsabile? 3 – La delibera dell’Aprile 2026 va, come speriamo, nel senso di un invito a un più corretto iter riguardo alle intitolazioni, che va ripercorso secondo legge? Su questo siamo d’accordo! 4 – Infine. Resta da capire se, con tutti i problemi irrisolti che i cittadini stanno pazientemente affrontando in questi anni di Commissariamento, l’affaire Manzù ha una qualche rilevanza sulla partecipazione e responsabilità dei cittadini alla cosa pubblica”.