DIAMO VOCE

Aprilia – L’omaggio dell’Anpi a don Aldo Bellio

Don Aldo Bellio nel trentesimo anniversario della sua scomparsa

Aprilia – Il primo di settembre del 1990, al ritorno dalle vacanze, molti apriliani appresero dai manifesti funebri che Don Aldo non c’era più. Un male incurabile aveva interrotto bruscamente la sua vita. Aveva 48 anni: anni intensamente vissuti al servizio di una Comunità come quella di Aprilia nel tempo in cui più intenso e vivace era lo sviluppo, economico e civile, della ancora giovane Città (1970 – 1990).
Prete della Parrocchia di San Michele Arcangelo (era arrivato ad Aprilia nel 1967 da Vittorio Veneto, Treviso), Don Aldo Bellio non visse come semplice spettatore quegli anni ma, fresco di studi sociologici alla Università Pontificia Romana, si impegnò a seguire e interpretare le ricadute di eventi nazionali e locali di enorme portata sulla vita dei cittadini: dal diritto al lavoro ai diritti civili, dai temi della scolarizzazione ai problemi di una caotica e frettolosa espansione urbanistica, dai radicali cambiamenti del sentire religioso alla costruzione di una identità cittadina come conseguenza di afflussi costanti e intensi di esperienze culturali regionali e internazionali.
Il lavoro di ricerca e di analisi dei fenomeni in corso si intensificò sempre di più grazie anche alla collaborazione di giovani apriliani di diverse sensibilità e disparate formazioni culturali; e sempre più trascinati dalla forte seppure discreta ed esemplare personalità.
Ma il motore propulsivo di tanto lavoro fu il periodico mensile “Comunità parrocchiale” nato nel 1970. Il Direttore Don Luigi Fossati (Parroco dal 1983 al 1996), fraterno e intelligente amico di Don Aldo e anche lui proveniente dall’Istituto San Raffaele di Vittorio Veneto, seppe dare un respiro laico al giornale coniugando efficacemente la missione religiosa con l’intelligenza della ricerca valorizzando adeguatamente l’impegno sociale del giovane ricercatore tanto che la Rivista divenne presto anche, per certe coraggiose scelte della redazione, la coscienza critica della società apriliana.
Ma i tempi erano maturi per pensare a un’ operazione più grande, “un’opera collettanea aggiornata e documentata sulla Storia di Aprilia”, uno strumento di conoscenza per studenti, operatori sociali, politici e tecnici. “Per capire e per agire” scriveva Don Aldo nell’introduzione al primo volume. Articolata in tre volumi: “Aprilia: il borgo, la città”, fu il frutto di una passione civile condivisa, scientificamente e metodologicamente condotta lungo cinque anni (1986 – 1990), curata con appassionata e febbrile dedizione fino alla sua scomparsa, un dono alla Città per pensare seriamente e finalmente al proprio futuro.
Nel trentesimo anniversario della sua morte dobbiamo riconoscere purtroppo che la Città che Don Aldo aveva in mente non è questa che viviamo, oggi ancora troppi sono i problemi irrisolti ed altri si sono sovrapposti, le strade percorse si sono intrecciate con quelle nazionali e le contraddizioni della globalizzazione. Ma ci resta, credo, inalterata in tanti che l’hanno conosciuti, la memoria di “un prete giusto” che va raccontata e diventi patrimonio di tutti; un esempio, per le nuove generazioni, di coraggio, di dedizione, di curiosità intellettuale senza pregiudiziali ideologiche.
Rinnoviamo dunque l’impegno assunto nel ventennale dalla sua scomparsa, in un memorabile convegno a ricordo della sua opera, ospiti del compianto Sindaco Domenico D’Alessio, alla presenza di illustri relatori, di proporre ai cittadini di Aprilia, per un personaggio di tale spessore, l’intitolazione di un luogo pubblico, il più rappresentativo possibile per l’intera Comunità, affinché, per dovere di riconoscenza, Don Aldo Bellio appartenga per sempre al novero dei cittadini illustri.
La proposta è già stata formalizzata presso gli organi competenti.
Filippo Fasano

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