DIAMO VOCE

Ieri la tavola rotonda sul territorio dell'Assinarch nell'ambito dei Salotti culturali

Acqua potabile, fogne e strade, le richieste della periferia

Nuti: iniziare a concepire le periferie come parte integrante della città, al pari del centro storico

Variante di recupero, risanamento igienico sanitario delle borgate e trasformazione la trasformazione delle periferie in nuove polarità, parti integranti del nucleo centrale della città. Tanti argomenti, trattati da tecnici, amministratori, rappresentanti delle periferie e cittadini, riuniti ieri pomeriggio presso la Sala Manzù della Biblioteca comunale di Aprilia, in occasione del convegno dell’Assinarch “Nuove Polarità per le periferie”, inserito nell’ambito dei Salotti Culturali Domenico D’Alessio. A coordinare l’incontro la dottoressa Stefania Servillo dell’associazione Vaso di Pandora. Dopo i saluti di Gabriele Forcone, referente dell’associazione culturale da 6 anni alla direzione artistica dei Salotti Culturali di San Michele, il presidente dell’Assinarch Roberto Nuti, attraverso le immagini, ha ricostruito brevemente la storia della città di Aprilia, dalla fondazione del nucleo centrale nel 1936 alla nascita dei nuclei spontanei. “Con il termine polarità- ha spiegato l’architetto Nuti- non si intende indicare i servizi essenziali o le opere di urbanizzazione primaria. Trasformare le periferie in polarità rappresenta lo sforzo ulteriore, che passa dalla realizzazione di centri di aggregazione e collegamenti per sviluppare un senso di appartenenza dei cittadini. Primo passo fondamentale sarà allora quello di iniziare a concepire le periferie come parte integrante della città, al pari del centro storico”. Poi i rappresentanti delle periferie di Aprilia hanno rappresentato le maggiori problematiche riscontrate sul territorio. Il degrado delle periferie di Aprilia si traduce nell’assenza dei servizi essenziali, fogne, acqua potabile, pubblica illuminazione, strade e marciapiedi. “La variante di recupero ha ridisegnato il territorio dei nuclei spontanei- ha spiegato il presidente del comitato La Gogna Claudio Merli- ma ha finito per cristallizzare lo stato attuale delle cose. I piani attuativi invece, rappresentano lo strumento attraverso cui sarà possibile ridisegnare i quartieri, individuando le aree destinate ai servizi pubblici. L’auspicio è che si tratti di un lavoro celere”. Critico l’intervento del presidente del Comitato Fossignano Fiorella Diamanti, che ha voluto porre l’accento sulla disparità di trattamento tra abitanti del centro e quelli che risiedono nelle periferie. “Paghiamo le tasse in egual misura- ha affermato- senza poter usufruire degli stessi servizi erogati al centro. Le periferie non hanno bisogno di altro cemento, ma del risanamento igienico sanitario e di arre verdi, spazi pubblici fruibili dal quartiere, di maggiori controlli sulla differenziata, per evitare l’insorgere di discariche a cielo aperto. Ciò che manca alle periferie però è soprattutto lo sforzo dell’amministrazione di rendere quei cittadini parte integrante della città. Proprio in occasione della festa di San Michele ad esempio, sarebbe stato opportuno spostare in periferia parte delle manifestazioni oppure introdurre un servizio bus navetta in favore dei cittadini isolati dal centro città”.
In risposta ai problemi rilevati durante il dibattito, l’intervento degli assessori Franco Gabriele e Mauro Fioratti Spallacci. “La variante speciale dei nuclei spontanei- ha spiegato il delegato all’urbanistica e vicesindaco- dopo 27 anni ci è stata restituita dalla regione Lazio come uno strumento diverso da quello previsto inizialmente. Nati senza programmazione, i 55 nuclei spontanei richiedono costi enormi anche solo per il risanamento igienico sanitario. In assenza di risorse economiche, vista anche la progressiva riduzione dei trasferimenti statali, l’unico modo per portare servizi alle periferie, oltre all’intervento dell’amministrazione attraverso i mutui è quello di non escludere a priori l’iniziativa privata nella realizzazione di queste opere”. Non dissimili le parole dell’assessore ai lavori pubblici Mauro Fioratti Spallacci, che ha sottolineato l’impegno dell’amministrazione per il risanamento delle borgate. “Siamo consapevoli delle esigenze dei cittadini delle periferie apriliane- ha spiegato- ma conosciamo anche i costi immani di un intervento per la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria, costi che superano i 60 milioni di euro solo per portare la rete fognaria a tutte le borgate e che i 29 milioni che potremmo incamerare dai condoni non basterebbero a coprire. In periferia vivono 1/3 dei cittadini di Aprilia. L’attenzione dell’amministrazione si è tradotta nell’investimento del 65% delle risorse in periferia. Esistono purtroppo difficoltà oggettive di natura economica che non consentono nell’immediato di risolvere i problemi di tutte le borgate. La variante resta comunque uno strumento fondamentale, che dopo anni ha riconosciuto l’esistenza di nuclei abitativi dove prima sorgevano terreni agricoli. Il secondo passo, attraverso i piani attuativi, sarà quello di individuare le aree a servizio. Le ristrettezze economiche e la vastità del territorio non consentiranno di portare i servizi essenziali in tempi brevi, necessario un lavoro sinergico, che coinvolga istituzioni, tecnici e comitati”. Numerosi gli interventi del pubblico, che ha posto altri quesiti sull’argomento di discussione, dai tagli operati alla variante, che ha tagliato 6 dei 55 nuclei, all’assenza di servizi quali illuminazione e strade che colleghino adeguatamente il centro alla periferia. L’architetto Elisabetta Casoni, ha rilevato poi l’esigenza di programmazione da parte dell’amministrazione. “Proprio la nascita dei nuclei- ha spiegato l’esponente dell’Assinarch- senza opportuna programmazione ha generato la nascita di periferie denaturate rispetto al centro storico. Necessario allora iniziare a concepire anche un nuovo piano regolatore, l’unico strumento che può regolare e programmare il futuro sviluppo della città”. In chiusura, l’intervento dell’architetto Michele Magliocchetti. “Questo incontro- ha sottolineato- è servito soprattutto per sollevare il problema. Impossibile pretendere di portare opere di urbanizzazione primaria lì dove manca ancora un risanamento igienico sanitario. Fondamentale importanza riveste però lo sforzo ulteriore, l’unico modo per rendere i quartieri parte della città”.

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