Torna la rubrica culturale di Aprilianews con la recensione del libro “Palomar” di Italo Calvino a cura di Milena Caporaso.
Eccoci di nuovo nel nostro spazio letterario.
In queste giornate invernali, mentre gennaio sta finendo, voglio proporre una lettura lenta e particolare, Palomar di Italo Calvino.
Pubblicato per la prima volta nel 1983, Palomar – insieme a Lezioni americane (1988) – rappresenta una nuova fase nella vita letteraria di Calvino, di sperimentazione della scrittura, delle regole letterarie, e della sua funzione autoriale.
Questo libro racconta del signor Palomar in diversi episodi racchiusi in tre blocchi: Le vacanze di Palomar, Palomar in città, I silenzi di Palomar. Non c’è una trama vera e propria ma tutto è basato sulla descrizione e sulla meditazione di ciò che il protagonista ha intorno.
Palomar è un uomo comune, non ha vezzi particolari e sembra condurre una vita tranquilla. Però Palomar nota tutto in modo profondo, non riesce a stare sulla superfice del mondo. Ogni elemento viene guardato sia nel dettaglio sia nell’ambiente in cui è immerso attraverso ragionamenti sempre più iperbolici e complessi che generano pensieri lunari partendo, però, da un piccolo dettaglio – le onde del mare, una lucertola, il formaggio in vetrina, ecc…
È un libro che mette alla prova il lettore – comprensibilmente – per il suo andamento lento e la mancanza di evoluzione nella storia; tutto è immobile mentre ci immergiamo nel flusso di pensieri di Palomar. Si va così nel profondo tanto da far quasi scomparire il protagonista stesso e il punto di origine della sua riflessione. Palomar è uno degli unicum della sua sperimentazione narrativa, l’autorialità stessa passa in secondo piano, nonostante sia chiaro che Calvino abbia scritto questi ragionamenti essendo l’autore.
Per me è stata una lettura estenuante proprio per la sua lentezza ma una volta ceduto al ritmo che Calvino ci impone, tutto appare diverso perché si riscopre il tempo, la calma e la curiosità nell’ipotizzare strade possibili della conoscenza e del reale. È una storia che racconta la ricerca di un tempo necessario per pensare e fermarsi nella contro temporalità creata nelle pagine da Italo Calvino.
Ecco uno dei passaggi che ho preferito:
“Quando c’è una bella notte stellata, il signor Palomar dice: – Devo andare a guardare le stelle –. Dice proprio: – Devo, – perché odia gli sprechi e pensa che non sia giusto sprecare tutta quella quantità di stelle che gli viene messa disposizione. Dice «Devo» anche perché non ha molta pratica di come si guardano le stelle, e questo semplice atto gli costa sempre un certo sforzo.”
Buona lettura,
A presto.
Milena Caporaso
(milena.caporaso@libero.it)