APRILIA – Nuova puntata del processo Assedio sulla criminalità apriliana. Ieri mattina l’udienza presieduta dal giudice Francesca Zani, coadiuvata a latere dalle colleghe Clara Trapuzzano Molinaro e Renata Naso, ha visto ancora una volta la presenza dell’ex comandante del reparto territoriale dei carabinieri di Aprilia, il colonnello Riccardo Barbera. E’ stato lui il protagonista del controesame che lo ha visto rispondere alle domande del pubblico ministero della procura e della Dda Alessandro Picchi. Chi invece aspettava i testimoni chiamati in aula dall’accusa, è rimasto scontento. Sia i fratelli Tesei che il dirigente del comune di Aprilia Paolo Terribili non si sono presentati e hanno inviato al giudice Zani dei giustificativi. Sono comunque attesi per la prossima udienza fissati per il 23 ottobre. E’ stato quindi nuovamente il colonnello dei carabinieri Riccardo Barbera a prendersi la scena. Colui che nel 2018, come comandante del reparto territoriale di via Tiberio, avviò le indagini sul clan del boss Patrizio Forniti, ha spiegato in aula i rapporti che intercorrevano tra la criminalità apriliana e le cosche legate alla ndrangheta presenti sul territorio pontino e del litorale laziale. Forniti, il grande protagonista di questa storia, è anche il grande “assente” del processo Assedio. Il capo dei capi pontino, fuggito poco prima del blitz del luglio 2024 che portò all’arresto di oltre venti persone ad Aprilia, si rese latitante per circa un anno e mezzo prima di essere catturato e arrestato a Casablanca in Marocco insieme alla moglie. Attualmente è agli arresti ancora nel paese nordafricano, in attesa di estradizione. “Quando abbiamo iniziato ad indagare sul clan di Patrizio Forniti – ha spiegato Barbera in aula – abbiamo più volte intercettato alcuni dei suoi uomini mentre raccontavano di episodi del passato legati a momenti di tensione con alcuni esponenti della cosca dei Gallace o degli Alvaro. Noi sapevamo, grazie alle indagini dei primi anni duemila e a quelle più recenti come “Tritone” che la presenza dei Gallace e degli Alvaro nei territorio di Pomezia, Aprilia e Anzio era ben consolidata. Ma emergevano anche collegamenti con la cosca dei De Stefano”. Un territorio infiltrato su cui l’ndrangheta aveva messo gli occhi. I “calabresi” avevano messo nel mirino anche Aprilia. Ma a fermare le mire dei Gallace fu proprio la “mala” apriliana. “E’ Marco Antolini – continua Barbera – che mentre è intercettato racconta di una pax mafiosa. Riferisce come i Gallace volessero espandersi su Aprilia e che avevano desistito grazie all’intervento degli apriliani, Luca De Luca in primis. Ma Antolini spiega anche i presunti rapporti con alcuni esponenti delle forze dell’ordine. C’era una strategia della sommersione, la città non doveva essere nell’occhio del ciclone. Si doveva evitare l’intensificarsi dei controlli. Se c’era una emergenza legata alle rapine, per esempio, la malavita interveniva per eliminare il problema sulle strade”.
Aprilia: Processo Assedio, in aula il Colonnello Barbera racconta la “pax mafiosa”
3 Ottobre 2026
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