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SANREMO: LE PAGELLE DELLA SERATA DEI DUETTI ED IL PRONOSTICO PER LA FINALE

Sanremo, le pagelle della quarta serata. A cura di Francesco Giordani

Tra incidenti diplomatici internazionali, inquietanti John Travolta caduti nella perfida trappola fiorellesca del ballo del qua qua, proteste dei trattori tenute dietro il sipario, il ritorno dei Jalisse e le doverose celebrazioni sanremesi di Giorgia ed Eros Ramazzotti, il Festival si avvicina alla serata finale, macinando ascolti inversamente proporzionali al numero di sbadigli. E se Teresa Mannino cita Protagora (Di tutte le cose misura è l’uomo: di quelle che sono, per ciò che sono, di quelle che non sono, per ciò che non sono), uno struggente Giovanni Allevi la anticipa invocando addirittura la critica della ragion pratica di Kant. Questo è il Sanremo che Amadeus ha costruito, un miscuglio opinabile di alto e di basso, che dal dolore si tuffa nella barzelletta senza neppure asciugarsi le lacrime, un infinito villaggio vacanze nel quale è lecito e forse anche piacevole perdersi, almeno finché guardarlo permette di non pensare a cose peggiori.
Sanremo è, in definitiva, il nome di quella malattia specificamente italiana da cui non vogliamo ancora guarire.
E se i bookmakers vedono favoriti Angelina Mango, Geolier e Annalisa, escludendo exploit dell’ultimo minuto, noi azzardiamo allora un possibile podio:
1. Annalisa
2. Angelina Mango
3. Geolier

Queste intanto le nostre pagelle della serata dei duetti, vinta con poche sorprese da Geolier, principe incontrastato del televoto.
Sangiovanni con Aitana, medley di Farfalle e Mariposas – 5
Sangiovanni coverizza con ben poca fantasia sè stesso. A coadiuvarlo, in ispanico idioma, la cantante e attrice barcellonese Aitana. L’esito è particolarmente sciapo, ad essere generosi.

Annalisa con La Rappresentante di lista e il coro Artemia, Sweet Dreams (Are made of
this) degli Eurythmics – 8
Gusto, bravura, torrido erotismo, fatali ammiccamenti saffici. Annalisa è nel suo vischioso elemento pop, domina il pezzo, lo porta in alto, al centro del sogno. Ottimo il virtuosistico controcanto di Veronica de La Rappresentante di Lista.

Rose Villain con Gianna Nannini, medley – 5,5
Bello ritrovare la Nannini sul palco dell’Ariston ma la coppia non si completa e il medley non decolla, quella che doveva essere una trasvolata a due nel meraviglioso repertorio della poetessa rock toscana finisce prima di cominciare, bloccata a terra.

Gazzelle con Fulminacci, Notte prima degli esami di Antonello Venditti – 6
Poteva essere il triangolo romano perfetto, una sorta di passaggio di testimone generazionale fra maturandi di ieri e oggi, ma la grafia è troppo flebile, la voci rotte dalla sincera commozione si scordano la lezione imparata a memoria. Esame superato con una sufficienza stiracchiata.

The Kolors con Umberto Tozzi, medley dei più grandi successi di Umberto Tozzi – 8
Operazione perfettamente riuscita, Tozzi è un mito ancora intatto, scintillante, in carne ossa chitarra e ciuffo irto, che sa ricoprire di gloria pure dei The Kolors saggiamente relegati al ruolo di diligente backing band.

Alfa con Roberto Vecchioni, Sogna, ragazzo, sogna – 6

La canzone di Vecchioni è un capolavoro senza tempo, un inno da lasciare in eredità a chi verrà dopo di noi, ma Alfa si dimostra scolaro approssimativo, inutilmente verboso e pasticcione. Stavolta la scena e l’applauso sono solo per il Professore.

Bnkr44 con Pino D’Angiò, Ma quale idea – 6

Gradevole quanto scolastica rilettura funk-disco pilotata da un letale giro di basso. Chiudendo gli occhi e dimenticando per un attimo i Bnkr44 quasi si riesce a ballarla, condotti dal grande D’Angiò.

Irama con Riccardo Cocciante, Quando finisce un amore – 7

Cocciante ritorna a Sanremo dopo anni ma sceglie magnanimamente di non divorare troppo Irama, scortandolo semmai dentro la sua magnifica canzone in punta di ugola, tenendo a bada un ruggito che spazzerebbe via tutto. In coda, anche una scheggia di nuda e toccante poesia a cappella da parte del Maestro.

Fiorella Mannoia con Francesco Gabbani, Che sia benedetta/Occidentali’s Karma – 5,5

I due pezzi non legano bene e così i due interpreti. In definitiva, si divertono più loro a sgambettare che noi a guardarli.

Santi Francesi con Skin, Hallelujah (Leonard Cohen) – 7

Uno dei pochi casi in cui l’artista ospitato viene superato, seppur con infinita grazia, dall’artista ospitante. Interpretazione impeccabile, ad alto coefficiente emozionale, Skin lavora per lo più di ricamo, girando attorno agli affondi del bravissimo Alessandro De Santis.

Ricchi e Poveri con Paola & Chiara, medley di Sarà perché ti amo/Mamma Maria – 6,5

Tutto secondo copione, battimani che dalla galleria rimbalzano in platea, profumo di eterno capodanno RAI ma spumante da stappare non ce n’è, anche perché mancano (ancora..) quasi due ore a mezzanotte.

Ghali con Ratchopper, medley dal titolo Italiano vero (Toto Cutugno) – 7

Ghali si conferma Italiano vero (saluta pure la Mamma) ma soprattutto mai banale profeta del nuovo italico pop cosmopolita. Lasciamolo cantare, anche senza la chitarra in mano. Con un pensiero al grande Cotugno.

Clara con Ivana Spagna e il Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino, Il cerchio della vita – 5,5

Momento 100% disneyano, senza grossi sussulti. Rimane la canzone bellissima firmata Elton John. E poco altro.

Loredana Bertè con Venerus, Ragazzo mio – 7,5

La falsa partenza per un disguido tecnico non impedisce alla Bertè di tuffarsi in una vibrante “Ragazzo Mio”, magnifica canzone di Luigi Tenco che già Ivano Fossati aveva riarrangiato per lei nel 1984. Ruggente, appassionata, risoluta. Come piace a noi.

Geolier con Guè, Luchè e Gigi D’Alessio, medley dal titolo Strade – 6,5

Grande rimpatriata di cattivi ragazzi di oggi e di ieri, frammentaria ma godibile. Con il padre putativo D’Alessio a dare una benedizione sul finale. Vedremo quanto porterà bene.

Angelina Mango con Il quartetto d’archi dell’Orchestra di Roma, La rondine di Mango – 9

Duetto (perchè di questo si è trattato) soprannaturale. Angelina e Pino Mango diventano una voce sola, grazie alla potenza di una rilettura “per sottrazione” che stravolge la canzone paterna, peraltro splendida, riportandola magicamente all’origine. Un atto d’amore che sbaraglia il tempo la distanza, la morte stessa. Intorno, il silenzio e l’emozione della sala si possono tagliare con un coltello.

Alessandra Amoroso con Boomdabash, medley – 6

Un medley in salsa salentina, anche grazioso, che però, posizionato subito dopo la migliore esibizione della serata, tende a sbiadire in fuggevole parentesi folkloristica prima dell’intervallo pubblicitario.

Dargen D’Amico con Babel Nova Orchestra, omaggio a Ennio Morricone: Modigliani sulle note di The Crisis – 6

D’Amico rilegge se stesso, passando per Morricone. Il solito ineffabile teatrino dell’assurdo, celato dietro un paio di beffardi occhiali da sole, a cui siamo ormai abituati. In coda, si torna a battere sula questione umanitaria.

Mahmood con I Tenores di Bitti, Come è profondo il mare (Lucio Dalla) – 7,5

Esperimento tanto ardito quanto riuscito (peccato per l’inserto della voce dalliana sul finale, superfluo), che accredita Mahmood quale artista sofisticato, capace di coniugare tradizione e avanguardia, ricerca vocale ed originali esplorazioni del repertorio italiano. Con suggestivo contorno arcaico dei Tenore sardi.

Mr.Rain con Gemelli Diversi, Mary – 6

I Gemelli Diversi cantano il loro celeberrimo cavallo di battaglia aiutati da un Mr Rain ben mimetizzato da terzo Gemello. Alla fine poteva andare peggio.

Negramaro con Malika Ayane, La canzone del sole – 6,5

Cover che corrisponde con precisione aritmetica alla somma delle parti coinvolte. Il risultato è esattamente quanto ci sarebbe aspettati dai salentini, con qualche oncia in meno di emozione e fantasia.

Emma con Bresh, medley di Tiziano Ferro – 6

Cavalcata non troppo ispirata del repertorio del grande latinense. Resta il mistero di chi sia Bresh, che comunque pare crederci abbastanza.

Il volo con Stef Burns, Who Wants to Live Forever – 6

Al trio non manca il coraggio e forse neppure l’arroganza. La sua aulica, prevedibilmente retorica, rilettura dei Queen alla fine convince senza conquistare, sostenuta dagli assoloni non meno barocchi di Stef Burns.

Diodato con Jack Savoretti, Amore che vieni, amore che vai (Fabrizio De Andrè) – 8

Ottima, rispettosa, interpretazione di un capolavoro. Niente da dire, Diodato tiene alta e immacolata la bandiera del miglior cantautorato italiano.

La Sad con Donatella Rettore, Lamette – 6

Presunti punk del nuovo millennio incontrano chi il punk italiano l’ha vissuto per davvero. Il risultato, sebbene non travolgente, nella sua sgangheratezza strappa un mezzo sorriso.

Il Tre con Fabrizio Moro, Medley dei più grandi successi di Fabrizio Moro – 5,5

Duetto poco convinto che ben poco può fare per catturare un’attenzione sempre più rarefatta dal sonno.

BigMama con Gaia, La Niña e Sissi, Lady Marmalade -7

Bella l’idea e ancora meglio l’esecuzione, energica e trascinante, di cuore.

Maninni con Ermal Meta, Non mi avete fatto niente – 5,5

Vedi Il Tre e Fabrizio Moro. Interpretazione decorosa ma nulla più di un compitino, alla fin fine.

Fred De Palma con Eiffel 65, medley dei più grandi successi degli Eiffel 65 – 6

Dopo Gigi D’Agostino è bello ritrovare un’altra vecchia icona della musica discotecara di fine Millennio. Peccato solo per il freestyle inutilmente spocchioso di Fred De Palma.

Renga e Nek medley delle loro hit – 7,5

Colpo di coda insperato quando ormai tutti, pubblico e presentatori, erano ormai alle soglie della premorte. La coppia riesce a lasciare un segno in questa sua partecipazione al festival con un medley esplosivo. Eroici.

 

 

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