Aprilia – Una nuova interessate puntata della rubrica curata dal Dottor Greci cardiologo presso il Centro Sana di Aprilia.
Per molti anni l’obesità è stata considerata soprattutto un problema estetico o, al massimo, metabolico. Oggi sappiamo che è una vera e propria malattia cronica, progressiva e recidivante, con la capacità di modificare profondamente il sistema cardiovascolare. Per questo il cardiologo non può più limitarsi a trattare le conseguenze – infarto, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, ictus – ma deve intervenire precocemente sulle cause.
La malattia
L’obesità riguarda ormai oltre il 10% della popolazione italiana, con numeri in crescita anche tra i giovani. Inoltre, è stato dimostrato, che la aspettativa di vita si riduce con l’aumentare del BMI (Body Mass Index) e quindi con l’obesità. Il tessuto adiposo in eccesso non è un semplice deposito energetico: è un organo metabolicamente attivo che produce infiammazione cronica di basso grado, altera la funzione dei vasi, favorisce diabete, ipertensione e dislipidemia. In altre parole, crea il terreno ideale per lo sviluppo della malattia cardiovascolare.
Il cuore soffre
Il cuore di una persona con obesità lavora di più e peggio. Aumentano il volume di sangue da mettere in circolo, il consumo di ossigeno e lo stress emodinamico. Nel tempo il muscolo cardiaco diviene ipertrofico e più rigido con alterazione della funzione diastolica, andando incontro a scompenso cardiaco, condizione sempre più frequente nei pazienti obesi. Inoltre, l’accumulo di grasso viscerale e pericardico è associato a un aumento del rischio di aritmie, in particolare fibrillazione atriale.
Esiste poi un aspetto culturale da superare: l’idea che basti “mangiare meno e muoversi di più”. Il corretto stile di vita con alimentazione corretta e attività fisica restano fondamentali, ma purtroppo, non sempre sufficienti. L’obesità è una malattia complessa, influenzata da fattori genetici, neuro-ormonali, ambientali e sociali. Colpevolizzare il paziente non serve; occorre invece costruire percorsi terapeutici efficaci e multidisciplinari.
Nuovo paradigma
Negli ultimi anni la ricerca ha aperto una nuova fase. Le nuove molecole stanno cambiando l’approccio terapeutico. Il loro avvento ha permesso di ridurre in maniera importante, il gap terapeutico tra il corretto stile di vita e la chirurgia bariatrica. Però, non si tratta semplicemente di farmaci che favoriscono il dimagrimento: gli studi clinici dimostrano una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti ad alto rischio.
È un cambio di paradigma. Per la prima volta disponiamo di terapie che agiscono contemporaneamente sul peso corporeo, sul controllo metabolico e sulla protezione cardiovascolare. È doveroso sottolineare che la terapia farmacologica non deve essere considerata come un approccio cosmetico, bensì un vero e proprio percorso che deve iniziare dalla consapevolezza di modificare il proprio stile di vita.
Il ruolo del cardiologo
Accanto alla terapia farmacologica restano centrali la prevenzione, l’educazione sanitaria e l’organizzazione dei percorsi assistenziali. Servono reti cliniche integrate tra cardiologi, diabetologi, nutrizionisti, medici di medicina generale, psicologi. L’obesità non può essere affrontata in modo discontinuo e frammentato.
Come cardiologi siamo chiamati a una responsabilità nuova. Non basta più curare l’infarto in sala di emodinamica o lo scompenso cardiaco in reparto, dobbiamo intercettare il rischio prima che il danno cardiovascolare diventi irreversibile. L’obesità rappresenta una delle principali sfide di salute pubblica dei prossimi anni e richiede una strategia nazionale che unisca prevenzione, innovazione terapeutica e appropriatezza clinica.
La cardiologia non può occuparsi solo del cuore malato, ma della persona nella sua interezza. Ed è proprio qui che si gioca la partita decisiva contro l’obesità e le sue complicanze cardiovascolari.