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Rubrica a cura dell'avvocato apriliano Felice Sibilla. Per una consulenza o info scrivere a info@studiolegalesibilla.it

La prescrizione dei tributi in materia di lavoro e la legittimazione passiva

L’impugnativa dell’intimazione di pagamento notificata da parte dell’agenzia di riscossione, (ente pubblico, strumentale all’Agenzia delle Entrate, subentrato dal 2017 nei rapporti giuridici attivi e passivi anche processuale del gruppo Equitalia), postula la risoluzione di alcune problematiche preliminari di natura processuale. Innanzitutto l’individuazione del legittimato passivo. Non pare ci possano essere dubbi quando l’AdR sia affidatario oltre che dell’attività di riscossione anche di quella di accertamento (come ad esempio per i tributi locali), posto che in questo caso sarà unico soggetto legittimato passivo dell’impugnazione del contribuente. Nel rapporto tra Ente impositore e l’Agente di riscossione la Cassazione, anche a SSUU (sent. 16412/07) ha costantemente affermato che non sussiste alcuna ipotesi di litisconsorzio necessario. Secondo questo orientamento ancora prevalente e condiviso, l’AdR è l’unico diretto legittimato passivo quando oggetto della controversia sono atti viziati da errori ad esso imputabili che non riguardano l’an del tributo; laddove le censure a fondamento del ricorso del contribuente si riferiscano anche o solo al diritto di credito tributario l’AdR è comunque legittimato passivo e, se non vuole assumere le conseguenze della lite, ha l’onere di chiamare in giudizio, ai sensi dell’art.39 Dlgs 112/99, l’Ente impositore.
Pertanto, laddove sia stato convenuto giudizio solo l’AdR non esiste alcun difetto di contraddittorio per l’omessa chiamata in giudizio anche dell’Ente creditore, poiché il primo è considerato sostituto processuale del secondo.
In secondo luogo la competenza per materia: le cartelle esattoriali aventi ad oggetto sanzioni amministrative e sanzioni al Codice della Strada si impugnano innanzi al Giudice di pace ovvero al Tribunale ordinario (a seconda della competenza per valore); per imposte e tributi si procede innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale; per contributi previdenziali INPS ed assistenziali INAIL innanzi al Tribunale ordinario sezione lavoro. Una problematica particolare riguarda il termine di prescrizione in materia di tributi previdenziali inps ed inail. La questione della prescrizione in materia di crediti previdenziali è stata risolta, con buona pace dell’agenzia delle entrate, dalle SS.UU. della Suprema Corte che, con la sentenza 23397/16, hanno confermato che il termine prescrizionale in questa materia è sempre quinquennale. Gli Ermellini hanno, altresì, precisato che la mancata opposizione alla relativa cartella comporta solo la definitività del credito (c.d. irretrattabilità), ma non converte la prescrizione breve in quella ordinaria di 10 anni. Il termine di prescrizione è decennale solo ed esclusivamente nel caso in cui il tributo sia stato oggetto di accertamento con sentenza passata in giudicato ed, ovviamente, la cartella esattoriale non impugnata nei termini, avendo natura amministrativa, non può ergersi a titolo giudiziale.
Invero, già la legge (art.3 L.335/95) stabilisce in cinque anni la prescrizione dei contributi previdenziali ed assistenziali obbligatori e la Corte di Cassazione a SS.UU. ha sostenuto, tra l’altro, che la disciplina della prescrizione è di stretta applicazione e non soggetta ad interpretazione analogica; per cui, se in base all’art. 2946 c.c. la prescrizione ordinaria dei diritti è decennale a meno che la legge disponga diversamente, nel caso dei contributi previdenziali è appunto la legge speciale che dispone diversamente (art. 3, c. 9, l. 335/1995) prevedendo la prescrizione quinquennale. L’orientamento della Corte di Cassazione a Sezioni Unite si è sostanzialmente consolidato, infatti tutte le più recenti pronunce intervenute sul tema si sono adeguate ai principi in esso espressi  (Corte di Cassazione nn. 29830/2019, 29831/2019, 24106/2019, 32077/2019 ed ancora più di recente 7409/20 e 1652/20. Ed anzi, anche con la recente ordinanza 1824/20, la Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione delle cartelle esattoriali aventi ad oggetto crediti previdenziali è sempre di 5 anni e non di 10 anni anche a seguito di definizione agevolata di cui all’art.3 DL 119/18 (c.d. rottamazione ter)

Luglio 2020

Avv. Felice Sibilla

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