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La Panda dell’Apriliana sfida il tetto del mondo tra terremoti, guadi e gelo polare

La voce traballante dei ragazzi in un audio a 4600 metri: «La tratta peggiore della nostra vita».

Dimenticate la spensieratezza dei primi chilometri. Il viaggio de La Panda dell’Apriliana è entrato nella sua fase più estrema, quella dove il Mongol Rally smette di essere un’avventura e diventa pura sopravvivenza. Rimasti ormai in solitaria a causa di stringenti problemi legati alla disponibilità di tempo, Riccardo, Andrea e Matteo stanno spingendo “Pandrizia” ben oltre i limiti della meccanica umana e artificiale, affrontando le vette dell’Asia Centrale.

 

L’incanto dell’Afghanistan e l’inferno del Pamir

Il viaggio ha toccato vette di assoluta bellezza: l’attraversamento dell’Afghanistan è stato spettacolare, regalando ai ragazzi panorami assurdi e fuori dal mondo. Ma il prezzo da pagare si è palesato subito dopo, lungo la famigerata e micidiale Pamir Highway (l’autostrada del Pamir) l’imponente sistema montuoso dell’Asia centrale.

Qui le strade semplicemente non esistono più: si viaggia su una vera e propria “groviera” fatta di pendenze verticali, strade dissestate e distese di sabbia finissima. Per far avanzare la Panda e diminuire il peso per agevolare le manovre, l’equipaggio ha dovuto adottare una tattica di emergenza: scendere dal mezzo, lasciare il solo pilota al timone per alleggerire l’auto e guidarlo da fuori a voce, indicandogli la traiettoria migliore per non rimanere insabbiati o precipitare.

A quota 4.600 metri d’altitudine, durante la discesa, le vibrazioni della lamiera e i sobbalzi erano tali che i ragazzi hanno faticato persino a parlare, la loro voce, immortalata in una serie di messaggi vocali completamente traballante per via dei continui scossoni.

Intrappolati nel fiume e l’angelo custode russo

In questo deserto d’alta quota le distanze sono infinite e i posti totalmente isolati. Più di una volta il team è stato costretto a guadare fiumi in piena. Durante uno di questi passaggi ravvicinati, il destino ha deciso di presentare il conto: la Panda è rimasta completamente bloccata al centro del corso d’acqua, impossibilitata a muoversi e a fare presa sul fondale.

Quando tutto sembrava perduto, nel bel mezzo del nulla, è apparso un insolito angelo custode: un passante russo che, grazie alla robustezza del suo mezzo, è riuscito ad agganciare Pandrizia e a trainarla fuori dal pericolo, salvando l’equipaggio e la missione.

Notte di terrore: il terremoto a porte sbarrate

Muovendosi in zone così remote, i ragazzi arrivano spesso a destinazione col buio pesto, cercando disperatamente una guest house o un qualunque posto che possa offrire ospitalità per la notte. Ma la sicurezza, in queste terre selvagge, è un concetto relativo.

Tra le situazioni più disagianti e spaventose di tutto il viaggio, i tre apriliani si sono svegliati di soprassalto nel cuore della notte a causa di una violenta scossa di terremoto. In un paese dove le norme antisismiche e di sicurezza sono praticamente inesistenti, Riccardo, Andrea e Matteo si sono precipitati verso l’uscita per mettersi in salvo, facendo però una scoperta agghiacciante: la porta d’ingresso principale era completamente bloccata. Si sono ritrovati così rinchiusi dentro una struttura pericolante, al buio, nel bel mezzo di un terremoto. Fortunatamente lo spavento è stato superiore ai danni, ma l’evento ha segnato profondamente la spedizione.

Dal caldo soffocante al gelo polare

Oltre ai problemi meccanici e geopolitici, anche il meteo ci ha messo lo zampino. Mentre in Italia l’estate picchia duro con un caldo soffocante, in cima al Pamir lo scenario è completamente ribaltato. L’escursione termica e l’altitudine hanno catapultato il team in un inverno anticipato: i ragazzi stanno letteralmente morendo dal freddo, costretti a viaggiare coperti da tutto ciò che hanno a bordo per resistere alle temperature gelide della notte.

La Panda dell’Apriliana sta stringendo i denti, dimostrando una resilienza fuori dal comune. Il traguardo finale non è mai stato così vicino, ma la strada per il Kazakistan ha ancora molte storie da raccontare.

Forza ragazzi, Aprilia è con voi!

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