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La Panda dell’Apriliana punta a Samarcanda su strade inesistenti di puro rally

36 ore ininterrotte dentro Pandrizia - Mongol Rally 2026

La via per l’Oriente non perdona, ma l’adrenalina e la tenacia dei nostri apriliani non accennano a diminuire. Il viaggio de La Panda dell’Apriliana sta entrando nel suo momento più crudo e affascinante: macinando circa 500 chilometri ed erotti al giorno, Riccardo, Andrea e Matteo hanno salutato l’Europa per immergersi nelle terre storiche della Via della Seta.

Dopo la tappa obbligatoria nell’affascinante Istanbul, la mitica “Pandrizia” ha sfiorato le acque surreali del lago salato turco per poi arrampicarsi fino alle valli di Göreme, in Cappadocia, tagliando il cielo incorniciato dalle celebri mongolfiere. Ma da lì in poi, la favola turistica ha lasciato il posto alla dura realtà dell’avventura.

Il confine della follia: tra “strade inesistenti” e rally puro.

L’ingresso in Georgia ha catapultato l’equipaggio in un ambiente completamente diverso da quello a cui siamo abituati. Con un mezzo già provato dalle migliaia di chilometri, la priorità dei ragazzi era una sola: salvare la meccanica della Panda, evitando il più possibile salite ripidissime e risparmiando qualche chilometro.

La scelta della mappa li ha guidati così verso una frontiera secondaria, dritti in una zona letteralmente dimenticata da Dio. Alla dogana, dopo qualche risata incredula di fronte alla piccolo e intrepido veicolo italiano, il personale di confine li ha salutati con un avvertimento che avrebbe fatto tremare chiunque: «Da qui in poi le strade non esistono più».

È stato il momento del rally puro: tracce sulla terra, buche profonde come crateri e piste impraticabili dove “Pandrizia” ha dovuto superare se stessa. Ma con caparbietà e una buona dose di sangue freddo, i ragazzi sono riusciti a ricongiungersi con la civiltà, raggiungendo la tappa di Tbilisi.

36 ore di viaggio, il gelo del confine russo e la notte di Atyrau.

Ripartiti dalla capitale georgiana, il team ha scelto la strategia del confine notturno per entrare in Russia ed evitare il traffico tentacolare del giorno. Una scommessa vinta: sole 4 ore di attesa in dogana, un vero e proprio miracolo burocratico se confrontato con le 12 ore di coda subite dagli altri equipaggi!

Da lì è scattata una maratona di resistenza estrema: 36 ore ininterrotte all’interno dell’abitacolo prima di poter toccare un letto e riposare ad Atyrau, la prima città kazaka. In un audio inviato durante il tragitto, tra un sorriso e la stanchezza, i ragazzi hanno raccontato con ironia di vedersi sorpassare praticamente da chiunque, ma la costanza li sta premiando.

Soli contro l’orizzonte verso Samarcanda.

Guidare a turni alternati aiuta ad alleviare la fatica, ma le giornate sono lunghe, pesanti e infinite. In questo tratto di percorso la Panda dell’Apriliana sta viaggiando in completa solitudine, senza la compagnia degli altri team. Dopo tanti giorni di viaggio, la mancanza di interazione umana e la routine dell’abitacolo iniziano a farsi sentire, ma la vera bussola che li tiene saldi sulla rotta è l’adrenalina della meta.

Oggi la rotta indica una delle perle più leggendarie della storia: Samarcanda, in Uzbekistan.

I nostri “three crazy spaghetti eaters” sono stati i primi italiani in assoluto a fare ingresso in Kazakistan, accumulando un distacco enorme rispetto a gran parte degli altri equipaggi del Mongol Rally. Un primato fantastico che ora lascia spazio a un pensiero quasi romantico: rallentare il passo, attendere qualche compagno d’avventura per chiudere il cerchio di questo incredibile viaggio e festeggiare insieme prima del traguardo finale.

Noi continuiamo a fare il tifo per loro. Forza ragazzi!

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