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Avv. Felice Sibilla Mediatore presso Centro Conciliazione Liti – Camera Nazionale e Mediazione arbitrato felicesibilla@libero.it

Il pignoramento della pensione – Il punto dell’avvocato Sibilla

Aprilia – Il pignoramento dello stipendio e della pensione postula l’esistenza di un titolo esecutivo da parte del creditore che, rimasto insoluto, viene da questi azionato in danno del debitore, introducendo il c.d. processo esecutivo.

E’ sempre il creditore che decide come “azionare” il proprio titolo, ad esempio con un pignoramento presso il terzo (datore di lavoro, banca o altri Soggetti presso i quali il debitore è creditore), pignoramento mobiliare (auto o altri beni mobili), pignoramento immobiliare (case, terreni). La scelta è dettata dall’importo del credito insoluto, dalla situazione patrimoniale/reddituale del debitore; in ogni caso è rimessa alla volontà del creditore. Laddove questi intenda “aggredire” la retribuzione del debitore, dovrà tenere conto dei limiti previsti, in questo caso, dalla legge.

Vi sono alcuni crediti che sono assolutamente impignorabili: sussidi di grazia, maternità, malattia (II comma art 545 cpc); poi vi sono quelli relativamente impignorabili, ad esempio i crediti alimentari sono aggredibili – previa autorizzazione del Tribunale e nei limiti da questa stabiliti – solo per recuperare crediti della stessa natura (I comma art.545 cpc). Poi vi è l’impignorabilità parziale per i crediti di lavoro, per cui in questi casi è previsto il principio generale della pignorabilità nei limiti di un quinto, a tutela delle esigenze vitali del debitore, con varie eccezioni.

Con la legge 142/22 (legge di conversione del decreto aiuti bis nr.115/22 ) il Legislatore ha modificato l’art.545 cpc; ha elevato da € 750,00 ad € 1.000,00 il limite per l’impignorabilità delle pensioni. In particolare, è previsto che le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensioni e di altri assegni di quiescenza non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente al doppio della misura massima mensile dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma dell’articolo 545 del codice di procedura civile, nonché dalle speciali disposizioni di legge. Il precedente limite era calcolato sulla base dell’assegno sociale  dell’importo di circa €. 500,00 moltiplicato per 1,5.  Recentemente la Corte di Cassazione penale si è pronunciata a Sezioni Unite statuendo che i limiti previsti dall’art. 545 cpc si applicano anche alla confisca per equivalente ed al sequestro ad essa finalizzato (Cass. Pen. S.U.  n. 26252/2022).

Nel caso il creditore sia l’Agenzia delle Entrate (ex equitalia) i limiti sono più stringenti: 1/10 per pensioni fino ad €.2.500,00; 1/7 per pensioni da €.2.500,00 a €.5.000,00; 1/5 per pensioni superiori a €.5.000

 

Il pignoramento eseguito sulle in violazione dei divieti e dei limiti sopra previsti è (parzialmente o totalmente) inefficace; tale inefficacia è rilevata dal giudice anche d’ufficio.

La cessione del quinto – attesa la natura volontaria della stessa a differenza del pignoramento che, come detto in apertura – postula un titolo esecutivo ed una procedura forzosa – non impedisce un successivo pignoramento. In questi casi bisognerà valutare i limiti di pignorabilità dettati dall’entità della retribuzione e dalla natura /tipologia del credito.

Febbraio 27.02.2023

Avv. Felice Sibilla

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