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Rubrica a cura di Francesco Giordani

Festival di SANREMO: le Cover della terza serata

Sanremo: le cover della terza serata. Rubrica a cura di Francesco Giordani

La terza puntata del Festival è tutta dedicata al sacro rito italiano delle cover. La necessità di comprimere ventisei esibizioni nelle canoniche cinque ore della diretta dà maggiore sveltezza e agilità ad uno show che guadagna in ritmo ma pure in ascolti, stando ai dati auditel. Aprono i Negramaro con un omaggio non propriamente centrato a Lucio Dalla, nell’anniversario della sua nascita (quel 4 marzo 1943 che è scolpito nell’immaginario collettivo grazie all’omonimo capolavoro dalliano).

Segue poi un turbinante e anche convulso su e giù nel grande Stivale della Canzone, non privo di défaillance tecniche: Fasma non microfonato –e vien quasi da dire che sia una fortuna-, Neffa e Noemi fuori sincrono, Irama con la gucciniana “Cyrano” in differita nel solito video-replica dalle prove generali, Bugo traballante come una marmitta ingolfata sulla battistiana “Un’Avventura”. Colpisce la presenza di ben due brani dal repertorio di CCCP e C.S.I, band fra le più importanti e decisive del moderno rock italiano: se appare discutibile la rilettura troppo phonata di “Amandoti” proposta dai Maneskin con il tonitruante padrino Manuel Agnelli, emozionano invece Max Gazzè e Daniele Silvestri con una bellissima “Del Mondo”. Bene anche La Rappresentante di Lista con Donatella Rettore su “Splendido Splendente” e il geniale siparietto dell’astro nascente della comicità assurdista Valerio Lundini al fianco di Fulminacci e Roy Paci in una convincente rivisitazione di “Penso Positivo”. Lo Stato Sociale usa invece “Non è per Sempre” (Afterhours) principalmente per girare i riflettori della kermesse sulla situazione drammatica che affligge sale da concerto, locali, cinema e teatri.

Nel frattempo Ibrahimovic arriva in ritardo grazie ad uno strappo in motocicletta rimediato sulla Milano-Sanremo bloccata causa incidente. Ad attenderlo l’amico Mihajlovic, che tocca senza paura il tema della malattia, poi affrontato anche dalle testimonianze dell’attrice Antonella Ferrari.

Per il resto tanto mestiere nella cover di Orietta Berti di Sergio Endrigo, in Malika Ayane (“Insieme a te non ci sto più”), nel vincitore della serata Ermal Meta (“Caruso”) e nella versione a firma Colapesce-Dimartino della battiante “Povera Patria”. Fedez e Francesca Michielin puntano su un luccicante medley-blob che parte da Calcutta e arriva fino ai Jalisse, mentre gli Extraliscio sfoggiano una sontuosa rilettura di “Rosamunda”. Pessimo Gio Evan alle prese con gli 883 e non va meglio a Renga con “Una ragione in più” (più interessante il look della sua partner Casadilego).

Meglio allora i Coma_Cose che convocano il grande Alberto Radius su “Il Mio Canto Libero” ma soprattutto Annalisa, con “La Musica è Finita”, e Gaia con “Mi Sono Innamorato di Te” di Luigi Tenco, entrambe bravissime. La prossima maturanda Madame, con scolari in grembiule e banchi a rotelle al seguito, resta un oggetto misterioso come la celentaniana “Prisencolinensinainciusol”, mentre brillano i duetti di Willie Peyote e Samuele Bersani su “Giudizi Universali” e quello di Ghemon e Neri Per Caso, vera e propria lezione di tecnica canora condensata in tre minuti appena.

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