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Rubrica in collaborazione con l'avvocato di Aprilia Felice Sibilla

Cartelle esattoriali, quando è possibile opporsi al pagamento?

APRILIATizio riceve un atto di intimazione di pagamento da parte dell’Agenzia di Riscossione avente ad oggetto l’omesso pagamento di varie cartelle esattoriali, relative a contributi INPS, ritenute notificate tra il 2002 ed il 2012.

Le cartelle esattoriali sono l’incubo di molti italiani: la pretesa creditoria della P.A. svaria dai contributi previdenziali, all’iva ed imposte e tasse varie, al bollo auto, alle contravvenzioni al codice della strada ecc.

La cartella esattoriale presuppone un atto precedentemente (c.d. atto prodromico) notificato dall’Ente creditore (ad esempio, Agenzia delle Entrate, Comune ecc) che, non opposto ovvero opposto ma con esito definitivamente negativo, iscritto a ruolo, viene affidato all’Agenzia per la Riscossione.

Invero, nei confronti della cartella esattoriale non possono più essere sollevate questioni inerenti al “merito” della vicenda creditoria (che si sarebbero dovute far valere impugnando nei tempi il c.d. “atto prodromico”), ma solo questioni formali relative alla cartella in se, ovvero alla sua notifica.

Diverso dalla cartella esattoriale è l’ “intimazione di pagamento” che l’Agente della Riscossione notifica per intimare il pagamento di una o più cartelle esattoriali precedentemente notificate. In buona sostanza l’intimazione è un sollecito di pagamento che, in difetto di adempimento, preannuncia la fase esecutiva (iscrizione ipoteca, fermo amministrativo, pignoramento) che può essere promossa entro i 180 gg, decorsi i quali è necessario notificare una nuova intimazione di pagamento.

Formalmente anche l’intimazione di pagamento può essere oggetto di impugnazione, tuttavia i motivi della stessa sono assolutamente circoscritti: sostanzialmente si può contestare l’avvenuta prescrizione, ovvero il difetto della notifica delle cartelle di cui si intima il pagamento, ovvero altri vizi formali dell’intimazione (ad esempio omessa indicazione del responsabile del procedimento; la violazione dell’area di competenza dell’agente della riscossione rispetto alla residenza fiscale del contribuente). Sono, ovviamente, escluse le argomentazioni di merito, precluse già per l’opposizione alla cartella esattoriale e, quindi, a maggiore ragione per il successivo atto costituito dall’intimazione di pagamento..

Nel caso di specie, Tizio potrà impugnare l’intimazione, eccependo da un lato la irregolarità di alcune notifiche oltre che, in ogni caso della prescrizione.

Il termine prescrizionale varia a seconda della natura del credito: cosi ad esempio il termine è decennale per irpef, iva, canone rai, imposta di registro, imposta di bollo, imposta catastale e tutti gli altri tributi dovuti allo Stato; quinquennale per Imu tasi, tari e tutte le imposte dovute a Regioni e Comuni, contributi previdenziali inps, assistenziali Inail; contravvenzioni al CDS; triennale per il bollo auto.

Al fine di eccepire la prescrizione è necessario che dalla notifica della cartella esattoriale alla notifica dell’intimazione di pagamento sia decorso il termine variabile tra 3 e 10 anni (a seconda della natura del credito) in assenza di notifiche di atti interruttivi (della prescrizione) ovvero solleciti, richieste di pagamento che, laddove notificati, comportano il nuovo decorso del termine prescrizionale.

Nel caso di specie, trattandosi di contributi previdenziali, il termine in esame – che con l’art.3 comma 9 L 335/95 dal 01.01.96 è quinquennale – deve ritenersi ampiamente maturato, non essendo stato notificato, nelle more, alcun atto interruttivo.

Inoltre, all’esito dell’accesso agli atti, dalla verifica delle relate di notifica delle cartelle richiamate nell’intimazione di pagamento, è risultato che alcune notifiche, in realtà, sono da ritenersi “omesse” o comunque “irregolari” perché consegnate a soggetti diversi dal destinatario, in luoghi dove quest’ultimo non era residente.

Un ultimo vizio potrebbe essere riconosciuto nella circostanza che l’intimazione di pagamento è stata notificata fuori dall’area di competenza dell’agente di riscossione; sul punto La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10701 del 4 maggio 2018 ha ritenuto nulla l’esecuzione forzata fatta dall’Agenzia Entrate Riscossione, fuori dall’ambito territoriale assegnatole, ricordando che anche nella specifica materia di riscossione esattoriale occorre rispettare le regole sulla competenza territoriale.

L’opposizione all’intimazione ha la forma del ricorso, nei cui confronti ha legittimazione passiva l’Agenzia di Riscossione e l’Ente impositore; la competenza funzionale è del Tribunale ordinario, sezione lavoro, per i crediti in materia di contributi previdenziali assistenziali ecc; la Commissione Tributaria Provinciale per crediti tributari, Giudice di pace per contravvenzioni al Codice della strada.

Ottobre 2019,  Avv. Felice Sibilla-  felicesibilla@libero.it

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