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Aprilia: Tetto crollato nell’edificio storico del borgo di Campoverde, dopo 16 anni ripartono i lavori

APRILIA – Dopo sedici lunghi anni tra aule di tribunale e carte bollate, i lavori al tetto di una struttura storica, parte integrante del borgo di Campoverde, possono ripartire. Secondo gli studiosi il fabbricato, che in una parte ospitava abitazioni e nell’altra era adibito a prigione, ha oltre duemila anni, un pezzo di storia fondamentale del territorio di Aprilia. Oggi il proprietario, succeduto alla famiglia Paganelli agli inizi del 2000, è una società privata che fa riferimento ad Antonio Flamini, imprenditore pontino. Nel 2009 il comune di Aprilia chiede a Flamini di procedere con i lavori di ripristino del tetto dell’edificio storico, parzialmente crollato. Un lavoro importante di riqualificazione e di ristrutturazione della struttura. Le opere partono quasi subito e poco dopo viene fatta una prima scoperta durante alcuni scavi. Nelle grotte sotterranee infatti gli operati rinvengono gli scheletri di 25 persone. Secondo alcuni specialisti, quei resti umani sarebbero risalenti al periodo delle quattro guerre avvenute nel territorio di Campoverde, prima Campomorto, tra lo stato pontificio e il regno delle Due Sicilie tra il 1370 ed il 1435. Del caso, la proprietà ha cercato di interessare sia il ministero dei Beni culturali sia il centro studi interdipartimentale di archeologia classica e tecnologie antiche dell’università di Pavia ma, ad oggi, senza ottenere risposte. Nel 2011, a due anni dall’avvio dei lavori di ripristino del tetto, il comune di Aprilia decide di bloccare i lavori di restauro contestando al proprietario di aver omesso la regolare progettazione e denuncia al Genio Civile delle opere eseguite in cemento armato e ferro. Inizia così una lunga trafila giudiziaria che vede in primo grado soccombere la parte privata. Il proprietario però ricorre in appello. E nel 2024 la corte d’appello del tribunale di Roma dichiara di non doversi a procedere nei confronti di Flamini in ordine ai presunti reati commessi perché estinti per intervenuta prescrizione. Il tribunale, inoltre, revoca l’ordine di demolizione. Secondo il collegio giudicante, infatti, trattandosi di contravvenzioni, esse si estinguono nel termine massimo di 5 anni. Da pochi giorni questa sentenza è passata in giudicato senza che il comune di Aprilia si appellasse in Cassazione. “Stiamo preparando tutto quello che serve per far ripartire finalmente i lavori – spiega Flamini – per me quel caseggiato ha un grande valore storico e soprattutto affettivo visto che al suo interno ho ricevuto la comunione e la cresima. Purtroppo in questi anni di stop forzato un’altra parte di tetto è venuta giù. Speriamo poi che quei resti umani trovati nelle grotte vengano finalmente presi in carico e studiati da qualche università o ente”. I danni calcolati dalla parte privata per lo stop dei lavori viene calcolata in un milione di euro.

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