CRONACA

Aprilia: Appalto trasporto pubblico, il pm chiede il rinvio a giudizio per gli ex amministratori

APRILIA – Si è svolta ieri mattina, davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma, l’udienza relativa all’inchiesta “Assedio ter” che interessa gli ex sindaci di Aprilia Antonio Terra e Lanfranco Principi, l’ex assessore ai lavori pubblici Luana Caporaso, il dirigente comunale Paolo Terribili e l’imprenditore Urbano Tesei in merito al procedimento relativo alla turbativa d’asta sulla gara per il trasporto pubblico locale. Davanti al gup Rosalba Liso è intervenuto il pubblico ministero della procura e della Dda Alessandro Picchi che ha chiesto il rinvio a giudizio per quasi tutti gli indagati, in tutto una ventina tra politici, privati e componenti del sodalizio capeggiato da Patrizio Forniti. Secondo l’accusa, la parte politica si sarebbe spesa attivamente per favorire la Nuova Tesei Bus durante la gara pubblica del trasporto pubblico locale del 2019. Per la Procura gli indagati avrebbero influenzato la decisione della commissione giudicatrice che avrebbe poi assegnato l’appalto, del valore di due milioni di euro, proprio all’azienda apriliana a danno della Schiaffini Travel classificatasi al secondo posto in graduatoria. Stralciata la posizione di Patrizio Forniti e della moglie Monica Montenero, entrambi ancora in Marocco in attesa di estradizione. Durante l’udienza, il comune di Aprilia, tramite l’avvocato dell’ente di piazza Roma Massimo Sesselego, si è costituito parte civile contro gli ex sindaci Terra e Principi, l’assessora Caporaso, il dirigente comunale Paolo Terribile e l’imprenditore Urbano Tesei. Il giudice per le indagini preliminari Rosalba Liso ha poi accolto la richiesta di costituzione di parte civile anche delle associazioni Reti di Giustizia e “Caponnetto”. Sul possibile rinvio a giudizio degli indagati, il gup scioglierà le riserve nelle prossime udienze chiave già fissate per il 9 novembre e per il 3 dicembre. “Siamo soddisfatti della decisione – ha commentato Irene Giusti presidente dell’associazione Reti di Giustizia – il giudice ha pienamente compreso lo spirito e la finalità della nostra richiesta: i reati ascritti contro la pubblica amministrazione, come la turbativa d’asta, sono connessi alla configurazione sempre molto complessa dei rapporti tra le mafie, l’amministrazione comunale e l’imprenditoria locale. Scindere gli uni dagli altri porterebbe ad un inquadramento superficiale del problema, prima dal punto di vista sociale e politico e dopo processuale. Detto questo ribadiamo che, a prescindere da quali saranno gli esiti dell’iter giudiziario, ciò che è emerso dagli atti dell’operazione Assedio delinea precise responsabilità politiche e morali. Responsabilità che non possono essere rimosse dal dibattito pubblico, soprattutto in vista delle prossime elezioni”.

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