Aprilia – Emergenza continua. Un ossimoro che dura da tanto. Troppo tempo. Tanto da essere diventato un problema strutturale. Pochi medici di base e settore pubblico che va continuamente in crisi.
“L’emergenza non nasce certo oggi, conferma Claudio Frollano del Tribunale dei diritti del malato, facciamo i conti dal 2022 con questa situazione emergenziale. Da quando sono iniziati ad andare in pensione diversi medici di base del territorio ci troviamo al cospetto di una situazione complicata che mette a dura prova Asl e cittadini. Momento dal quale sono iniziate le deroghe e ad ogni intervallo più o meno regolare ricadiamo in questa emergenza”. Cosa che sta succedendo anche questo mese di agosto. Con molti cittadini alle prese con rinnovi o la scelta di nuovi medici.
Secondo i protocolli, ogni medico dovrebbe avere 1000 assistiti. Ma molti operatori di base sono alle prese con 1800 cittadini. Ad oggi alla Asl di Aprilia vi sono 44 medici mentre la città ne dovrebbe avere 60. Circa 20 in meno. Una enormita’. Ecco dunque spiegata in breve l’emergenza.
“Ogni volta che registriamo un pensionamento ci ritroviamo ad affrontare questo argomento, continua Frollano, ogni volta ricadiamo in condizioni di emergenza. Le maglie dei mutuati del singolo dottore sono passate da un massimale di 1500 a 1800 assistiti. Una misura, piaccia o no, necessaria per far fronte alla situazione e garantire la copertura ai cittadini. Ovviamente, va da sè, che lavorare con questi numeri diventa complicato e stressante. Inoltre nel settore ci sono pochi medici a disposizione perchè da anni la professione, per motivi che tutti conosciamo, non e’ più allettante come un tempo. Quindi il numero dei medici disponibili per la struttura pubblica si e’ ridotto notevolmente”.
“Inomtre, aggiunge, i papabili medici di abse da fuori non vogliono venire visto che i bandi che vengono pubblicati dall’azienda spesso risultano deserti. La Asl deve prendere provvedimenti e si è vista costretta ad allargare i massimali con tutte le conseguenze del caso. Assistere circa 2000 assistiti, ripeto, non e’ certo cosa da poco”.
“E’ mancata negli anni una visione ad ampio raggio da parte di tutte le classi dirigenti che si sono alternate alla guida del Parlamento e della Regione Lazio, spiega Frollano, un’analisi attenta e una lungimirante programmazione di medicina territoriale sono oggi necessarie. Paghiamo le conseguenze di politiche profondamente sbagliate ripetute negli anni. Ad esempio parlo del numero chiuso per l’accesso agli studi di settore e la mancanza di borse di studio che incentivo ad intraprendere questa carriera. La professione deve tornare ad essere ambita e la retribuzione adeguata. Inoltre ci vogliono condizioni di lavoro degne di questo nome e assunzione dei medici di base da parte del sistema sanitario nazionale. Oggi, infatti, i medici di base sono a contratto. E’ evidente che la direzione Asl si trova ad inventare soluzioni per arginare un problema endemico che la politica nazionale e regionale dovrebbe risolvere. Come al solito a valle a rimetterci sono i cittadini”.
“Nel breve periodo, aggiunge Frollano del Tdm, per ovviare a delle criticità della burocrazia per quanto riguarda le deroghe si potrebbe: agire in automatico per i rinnovi senza gravare sulla struttura. Adesso l’impiegata deve inserire manualmente i rinnovi con il solo ausilio di una collaboratrice 4 ore al mattino. Stiamo parlando di 10 mila pratiche che gravano sul lavoro di una sola persona. Inoltre sarebbe auspicabile la possibilità di accedere alle liste in deroga tramite spid, cosa che al momento non e’ possibile”.